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Ciclismo: storie di doping da juniores

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Qualche giorno fa ho incontrato un cugino che non vedevo da molto tempo. Ha 19 anni e fino a qualche anno fa militava in una squadra ciclistica che svolgeva gare a livello nazionale. Siamo finiti invariabilmente a parlare del perchè ha appeso la bicicletta al chiodo, e poi l’ha addirittura venduta, per non doverla più guardare ogni volta che tornava a casa.

Il quadro che mi ha descritto è impressionante ma verosimile. Ragazzini di 12-13 che ingeriscono sostanze a loro sconosciute ma che gli permettono di non sentire più di tanto la fatica. Squadre che incoraggiano a doparsi i più talentuosi ma timorosi perchè in cerca di vittorie e finanziamenti. Piccoli trucchi per alterare le analisi del sangue. Beveroni misteriosi che ti permettono di sviluppare quei 3-4 km/h di media in più per staccare tutti e vincere gare e campionati.

Un mondo dove paradossalmente, a detta sua, le persone più a rischio sono gli juniores, senza controlli e con team assetati solo di vittorie sporche. Dove di corse pulite non si parla mai, dove il medico è più un alchimista che una persona che si prende cura della salute dei piccoli corridori.

Se questa è la base di partenza dei ciclisti di domani perchè stupirsi se i vari Di Luca, Riccò e compagnia continuano a doparsi e a ingannare i propri tifosi alterando le proprie prestazioni? Perchè meravigliarsi se arriva l’epo di seconda generazione, poi di terza, poi il super epo, poi il sangue congelato per farlo ossigenare di più, poi il doping a rilascio lento e tutti gli altri prodotti che ammazzeranno uno sport che non riuscirà più a trovare una sua credibilità?

E le federazioni sono al corrente del disastro che avviene per la salute degli atleti e dello sport, soprattutto a livello giovanile, quando è ancora più forte la voglia di emergere e garantirsi un posto in qualche squadra? Possibile che abbiano tutti gli occhi bendati e fingano di non vedere?

Se tengono davvero a questo sport, come i milioni di tifosi che nonostante tutto affollano le strade dove si svolgono le gare, è da lì che devono partire. Dalla pulizia totale nei settori giovanili, dove il germe del doping viene lanciato da manager e allenatori senza scrupoli.

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