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L’industra delle fregnacce | Il blog di wow

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L’industra delle fregnacce

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Chi legge i giornali (in forma cartacea, ma anche online) avrà notato che almeno un paio di pagine, quasi ogni giorno, sono occupate dalla notizia di una qualche mirabolante scoperta "destinata a cambiare per sempre lo studio della biologia" (o della zootecnia, o dell’acaro della polvere)

Abbiamo smesso di contare le volte in cui è stata scoperta "una proteina che ci farà vivere fino a 120 anni", un enzima che "permetterà di sconfiggere il mal di testa", un altro qualche mese fa addirittura aveva nientemeno scoperto "il segreto della felicità". Fregnacce direte voi. Ma fregnacce che, per lo spazio di una pagina, ci fanno sognare, ci fanno pensare che comunque c’è, da qualche parte nel mondo, qualcuno che lavora per noi, e per farci stare meglio, salvo poi dimenticarcene al lancio di agenzia successivo che la sparerà ancora più grossa. E soprattutto fregnacce che in ogni caso impiegano dei ricercatori e quindi dei fondi (pubblici o privati). Quindi la questione diventa di interesse generale.

E diventa serissima quando, in un articolo su Repubblica del 6 Febbraio scorso, il biologo molecolare Vittorio Sgaramella denuncia "il boom delle frodi scientifiche" (http://www.margheritaonline.it/stampa/scheda.php?id_stampa=27303). Citando nientemeno che un editoriale del direttore di Science, il quale dice testualmente e senza mezzi termini che "l´ambiente scientifico oggi presenta maggiori incentivi per la produzione di lavori intenzionalmente fuorvianti o distorti da interessi personali", Sgaramella elenca brevemente alcuni casi di frodi scientifiche, indicando anche un vero e proprio recordman dei ricercatori/frodatori, tale J. H. Schoen, tedesco che pubblicava una media di una ricerca a settimana.

Facendo il paio con le notizie, anch’esse fresche, di ricercatori stipendiati dalle multinazionali del tabacco e della raffinazione per effettuare studi, destituiti da ogni fondamento, sulla non pericolosità di sigarette e dei derivati del petrolio per l’uomo e per l’ambiente, viene da chiedersi: ma se a essere gabellati sono perfino fior di ricercatori come quelli di Science e Nature, cosa possiamo fare noi profani?

E che dire ancora dei lavori, presentati da sconosciute università, che non hanno dalla loro nemmeno il timbro di autorevolezza di queste prestigiose riviste, e servono solo da specchietti per le allodole per immatricolare studenti ansiosi di ricercare e trovare anche loro "la proteina della felicità"? A pensarci bene come metodo è eticamente più scorretto delle "lauree ad honorem" date dalle università nostrane, ma ha lo stesso obiettivo: far parlare di sè, lasciare qualche traccia della propria istituzione in qualche media compiacente o poco scrupoloso, quasi che il soggetto che si reclamizza fosse una Lecciso qualsiasi e non un ateneo che dovrebbe distribuire cultura.

E contribuire a nuove mirabolanti e decisive scoperte, of course.

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