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Il senso delle lacrime di Obama con il suo staff

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Molti commentatori pensano che un politico che piange è qualcuno a cui non bisognerebbe affidare nulla perchè troppo “mammoletta”. Meglio i cuori di pietra alla Andreotti insomma.

Barack Obama ha smontato anche questo luogo comune, insieme a mille altri, dimostrando in modo inequivocabile che non è sempre così.

Prendete il suo discorso allo staff che ha lavorato al quartier generale della sua campagna a Chicago.

Per chi non avesse molta familiarità con l’inglese ho provato a tradurlo.

Cerco di immaginare me stesso quando avevo la vostra età e sono arrivato per la prima volta a Chicago a 25 anni e avevo questa idea di voler fare la differenza. Non sapevo bene come fare.
Non avevo una struttura di riferimento, non c’era una campagna presidenziale per cui lavorare e a cui potermi agganciare. Ronald Reagan era stato appena rieletto ed era molto popolare… Sono venuto qui a Chicago sapendo che in qualche modo la mia vita doveva avere a che fare con l’aiuto dei bambini per fargli avere una buona istruzione, con l’aiutare le persone più in difficoltà ad avere un lavoro e essere in grado di lavorare e avere una dignità, con l’assicurarsi che le persone non dovessero andare al pronto soccorso per ricevere assistenza sanitaria.
Così sono finito a fare il coordinatore di comunità nel South Side di Chicago. Un gruppo di chiese erano pronte ad assumermi. Io non ero per niente consapevole di cosa stessi facendo in queste comunità, ma quel lavoro mi cambiò molto più di quanto io sia riuscito a cambiare le loro comunità, perché mi insegnò le speranze, le aspirazioni, i sogni, la grinta e la resilienza delle persone normali e mi insegnò che sotto le differenze di superficie abbiamo tutti speranze e sogni comuni. Mi insegnò anche come reagire alle delusioni e cosa significa lavorare sodo e sono cresciuto, diventando un uomo nel frattempo.
Così quando vengo qui e guardo tutti voi ciò che mi viene in mente non è che voi in realtà mi ricordate me, ma il fatto che voi siete molto meglio di quanto non fossi io … in tanti modi.
Siete più intelligenti, meglio organizzati, più efficaci e quindi sono assolutamente sicuro che tutti farete cose straordinarie nella vostra vita. Quelle che Bobby Kennedy chiamava le “increspature di speranza”, che vengono fuori quando si getta un sasso in un lago, questo sarete voi. Mi guardo intorno e vedo che ovunque andrete, in qualunque stato, nel settore privato, nel non profit o come persone impegnate nelle istituzioni, farete grandi cose e per questo ancor prima dei risultati di ieri sera ho sentito che il lavoro che avevo fatto nel concorrere per la presidenza … era tornato al punto di partenza.
Perché quello che voi ragazzi avete fatto significa che il lavoro che sto facendo è importante e sono molto orgoglioso di questo e sono molto orgoglioso di tutti voi.
Quello che avete realizzato andrà avanti e rimarrà negli annali della storia e la gente ne leggerà e se ne meraviglierà ma la cosa più importante che dovete sapere è che il vostro viaggio è solo all’inizio, voi state solo partendo e qualsiasi cosa di buono faremo nei prossimi quattro anni sarà niente in confronto a quanto voi riuscirete a fare negli anni a venire.
E questa è la mia fonte di speranza.
E questo è il motivo per cui negli anni scorsi quando la gente mi chiedeva come ti rapporti  a questo, a quello, alle frustrazioni, a Washington, io pensavo a voi e a tutto quello che realizzerete. E questo mi dà speranza, Questa è la mia fonte di forza e di ispirazione. E so che non mi deluderete perché ho visto chi siete e siete tutte persone straordinarie e mi avete sostenuto in ogni passo di questo cammino.

Obama pronuncia un discorso che, anche se resterà agli annali per le sue lacrime, è un capolavoro di retorica reso però meno retorico dalla sua storia personale, dal fatto che lui ha DAVVERO inciso e realizzato grandi cose nelle sua vita, pur scegliendo, a 25 anni e con una laurea alla Columbia in tasca, di fare semplicemente il coordinatore di comunità nel South Side di Chicago. Una palestra di vita come dice lui stesso.

Il pianto di Obama in questa situazione è differente rispetto a quello di molti personaggi pubblici, che si solito piangono per se stessi e per le loro insufficienze. Che piangono perchè non riescono in qualche cosa (caso Fornero) o perchè hanno superato una prova difficile (Vendola).

Obama questa volta piange perchè vede nei volti di quei ragazzi se stesso (anzi, voi siete meglio di come ero io, si spinge a dire) e perchè immagina che a qualcuno di loro possa toccare il privilegio di realizzare i sogni della generazione che verrà dopo di lui.

Non è nemmeno la prima volta che Obama piange in pubblico. Ha pianto nel suo ultimo comizio della campagna in Iowa, pochi giorni fa, ha pianto al funerale di dell’attivista per i diritti dei neri Dorothy Height nel 2010 e in un comizio ricordando sua nonna (che l’ha tirato su con suo marito) appena scomparsa, nel 2008.

P.S. Per chi non li avesse riconosciuti le due persone che si notano alla sinistra di Obama sono David Axelrod (che quando Obama comincia ad avere la voce rotta dice anche “calm down Barack”) e Jim Messina, dei cui meriti abbiamo parlato qualche giorno fa qui.

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