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Il pianto della casta dei farmacisti | Il blog di wow

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Il pianto della casta dei farmacisti

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Siccome visti i tempi si è costretti a divertirsi con poco segnalo, per chi se li fosse persi, gli strepiti e i pianti di tutto il comparto farmacie (sia di quelle comunali, riunite in Assofarm, che quelle dei privati, sotto la sigla Federfarma) per qualche minima misura di liberalizzazione inserita nella manovra finanziaria appena varata dal governo Monti.

Le nuove norme prevedono che i farmaci compresi nella fascia C, quelli con obbligo di ricetta non rimborsabili dallo Stato, possano essere venduti non solo nelle 17800 farmacie ma anche nelle parafarmacie, limitando però la misura ai comuni sopra i 15000 abitanti. Dal provvedimento sono esclusi i medicinali di classe C con ricetta non ripetibile, i farmaci psicotropi e quelli iniettabili, ma comunque si tratta di una torta da 2,5 miliardi di euro. La misura prevede inoltre l’abbassamento del quorum di numero di abitanti per farmacia, attualmente a 5000 e che dovrebbe essere portato a 4000.

Molto divertenti i commenti di Assofarm, che parla di “rischio estinzione”, mentre Federfarma prevede “farmacie in ginocchio”, “distruzione del servizio” e minaccia serrate e scioperi. Nientemeno.

Ovviamente sono le stesse identiche reazioni che si ebbero nel 2006, quando l’allora ministro dello Sviluppo Economico Bersani introdusse le parafarmacie e la categoria scioperò chiedendo ai clienti di “non lasciare che la tua farmacia chiuda per sempre” e altre amenità del genere.

Da allora sono state aperte circa 4000 parafarmacie, che si stima occupino 7500 persone, con un risparmio di circa 600 milioni per i cittadini grazie alla maggiore concorrenza sulla vendita dei prodotti da banco. E non si è ovviamente avuto notizia di farmacie in ginocchio o chiuse per sempre.

C’è stato invece un forte lavoro di lobby da parte dei farmacisti per far chiudere d’imperio le parafarmacie liberalizzando totalmente la vendita dei prodotti da banco in confenzioni starter (fino a 4 dosi) e innalzando i quorum per l’apertura di nuove farmacie. Era questo infatti il senso del disegno di legge dei senatori Tomassini e Gasparri del Pdl, molto sensibili alle rivendicazioni dei titolari, meno a quelle dei consumatori.

Ora vi chiedo di leggere attentamente queste poche righe: “in caso di decesso del farmacista titolare del diritto di gestione della farmacia privata, il coniuge o l’erede, anche se non in possesso delle qualifiche richieste, può mantenere il diritto di gestione del negozio fino al compimento del trentesimo anno di età o, eventualmente, per un periodo di dieci anni se entro un anno dall’acquisizione della partecipazione si iscrive a una facoltà di farmacia.”.

E’ l’articolo 7 comma 9 della legge n. 361 del 1991 sull’ordinamento delle farmacie, che stabilisce che la casta (sì la casta) dei farmacisti ha un diritto ereditario alla farmacia.

Tutto questo in Italia. Nel 2011. Altro che in ginocchio. Magari..

Update. come ci segnala nei commenti il sig. Giovanni la legge 248/2006 ha apportato delle modifiche alla gestione ereditaria delle farmacie, limitandone a due anni la durata in caso di scomparsa del titolare. L’ingiustizia dei privilegi assurdi concessi alla categoria dei farmacisti (gli unici a poter ereditare una concessione così preziosa da parte dello stato) resta, così come restano assurde le loro proteste.

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2 Comments

  1. Caro sig. Wow, sono un farmacista titolare di farmacia che per caso si è imbattuto nel suo “blog”

    Io sono critico nei confronti della mia categoria, che reputo debba svecchiare per confrontarsi più apertamente con una realtà in grande cambiamento; però non sopporto chi cavalcando l’onda emotiva del “dagli al farmacista” racconta frottole per farsi notare e, in più senza mettere la firma (lancia il sasso e nascondi la mano)
    Se lei ambisce a fare dell’informazione deve documentarsi meglio ma soprattutto lasciare lo spazio al dubbio per farsi guidare nella esplorazione di una realtà complessa di cui lei traccia solo, e forse volutamente, aspetti superficiali.

    Ma veniamo alle frottole

    “C’è stato invece un forte lavoro di lobby da parte dei farmacisti per far chiudere d’imperio le parafarmacie liberalizzando totalmente la vendita dei prodotti da banco in confenzioni starter (fino a 4 dosi) e innalzando i quorum per l’apertura di nuove farmacie. Era questo infatti il senso del disegno di legge dei senatori Tomassini e Gasparri del Pdl, molto sensibili alle rivendicazioni dei titolari, meno a quelle dei consumatori.”

    La legge Tomassini – Gasparri stava studiando semmai una riduzione del quorum.
    In più: le confezioni da quattro dosi (esclusivamente di quei pochi farmaci di larghissimo consumo e di provata tollerabilità) sarebbero state presenti in qualsiasi punto vendita e senza nemmeno bisogno del farmacista e quindi accessibili al “consumatore” (categoria del quale lei vorrebbe essere il paladino) in qualsiasi punto vendita e quindi in ogni momento del giorno. Per quale motivo i farmacisti titolari avrebbero voluto incentivare questa legge? Ma quale “forte lavoro di lobby”? E a danno delle parafarmacie, poi.

    “Ora vi chiedo di leggere attentamente queste poche righe: “in caso di decesso del farmacista titolare del diritto di gestione della farmacia privata, il coniuge o l’erede, anche se non in possesso delle qualifiche richieste, può mantenere il diritto di gestione del negozio fino al compimento del trentesimo anno di età o, eventualmente, per un periodo di dieci anni se entro un anno dall’acquisizione della partecipazione si iscrive a una facoltà di farmacia.”.

    Quella è roba vecchia. La realtà è questa:

    7. GESTIONE EREDITARIA
    La gestione ereditaria della farmacia è consentita per due anni; decorso tale termine gli eredi, qualora non abbiano i titoli per diventare titolari o soci, devono cedere la titolarità o la partecipazione societaria acquisite a titolo di successione.

    Ora, è chiaro che lei vede i buoni da una parte e i cattivi dall’altra e di questo si accontenta e, anzi, ne fa motivo di divulgazione colorita. In passato i buoni erano i cowboy e i cattivi gli indiani, poi i ruoli si sono invertiti; la realtà è sempre più complessa di chi usa semplificare per “dare addosso”, inventarsi i nemici, che si vorrebbe “vedere in ginocchio. Magari”.

    Rimane il fatto che lei vuole fare informazione, attività che richiede conoscenza dei fatti, precisione, ed essere liberi da pregiudizi; però lei queste qualità non dimostra certo di possederle.
    Dico questo per chi malcapitatamente dovesse capitare su questo “blog”.

    Ah, un dato che evidentemente lei non conosce: la maggior parte delle parafarmacie è di proprietà di farmacisti titolari (questo forse le confonde un po’ le idee?)

    Giovanni Fumagalli

  2. Show me numbers caro sig. Fumagalli,

    Lo dico perchè a parte gli insulti alla categoria dei bloggers e una difesa corporativa c’è ben poco nel suo commento.
    Invece di parlare di generico “svecchiamento” potrebbe scrivere quali proposte in questa direzione lei ha avanzato all’interno della sua associazione di categoria? in che modo vuol cambiare le cose per consentire ai farmacisti non ancora titolari di poter ambire un giorno a esserlo? Ha fatto qualcosa del genere o “finchè la barca va lasciala andare”? Se le ha fatte può segnalarle con un link in modo che ci si possa rendere conto della validità delle sue idee sulla libera concorrenza?

    Sulla legge Tommasini Gasparri lei che è sicuramente una persona informata sulla sua categoria fa finta di essere alice nel paese delle maraviglie, ma accetto la sfida e le spiego (anche se lei lo sa già) che consentire una liberalizzazione totale di un settore già liberalizzato significa una perdita minima per i titolari di farmacia che però contestualmente avrebbero ottenuto la stretta sulle nuove aperture e la chiusura delle parafarmacie, così come previsto dal disegno di legge. Non a caso Federfarma si era dichiarata d’accordo anche nelle dichiarazioni ufficiali. Se invece è in buona fede vada a rileggersi il link e capirà. Carta canta.

    Sulla gestione ereditaria sono lieto di apprendere le modifiche apportate dalla legge 248/2006 che limita a due anni la gestione ereditaria ed elimina una buona parte della norma del 1991 ma le chiedo: crede che sia una misura equa? C’è un esempio al mondo di professionista tutelato con la gestione ereditaria? Crede anche lei come me che sia anacronistica e sarebbe il caso di eliminarla per consentire a tutti di giocare ad armi pari per vincere un bando e rilevare un’attività?

    Io non vedo buoni e cattivi: vedo semplicemente corporazioni (la sua ma si può parlare di tante altre categorie come quella dei notai, avvocati etc) che difendono l’indifendibile con argomenti a dir poco puerili usando parole in libertà come “in ginocchio”, “rischio estinzione”, “distruzione del servizio”. Lei conosce esempi di farmacisti in ginocchio o a rischio estinzione? Lei condivide queste espressioni usate dai suoi rappresentanti di categoria?

    Sulla titolarità delle parafarmacie ha dei dati certi e verificabili? Altrimenti si ripropone il rischio di sollevare polveroni senza che poi si possa appurare la verità di quanto si afferma. In ogni caso il mio ragionamento è legato agli aspetti concorrenziali. Se anche fosse vera la sua notizia sulla titolarità delle parafarmacie (mi permetta di avere molti dubbi a riguardo) il mio discorso non cambierebbe di una virgola.

    La conoscenza dei fatti, la precisione e soprattutto l’onestà la potrà valutare qualunque lettore, visto che in 5 anni di attività e quasi 500 post in questo blog non si sono mai difese caste e privilegi, così come ha mostrato di voler fare lei oggi.

    Qui si continuerà ancora a raccontare la realtà e a denunciare quanti privilegi e caste ci siano ancora da abbattere per permettere a tutti di avere pari opportunità.

    A lei lasciamo volentieri le battaglie per difendere la “roba”.

    Vincenzo Calabria

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