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Il nuovo Bari, Tim Barton e il calcio come modello di business

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La Curva Nord del Bari

Leggo in queste ultime settimane le cronache che riguardano il Bari calcio. Tra due settimane si terrà l’asta per rilevare la società (costo sui 7,3 milioni di euro compresi alcuni debiti pregressi) e puntuali spuntano le cordate più fantasiose, in gran parte straniere (ieri era il turno dei turchi, qualche giorno fa dei russi ma c’erano stati prima anche gli arabi), destinate a ripercorrere i passi del mitico Tim Barton.

Quello che mi lascia sconcertato è che non ci sia nessun imprenditore (da solo o in gruppo) che pensi al Bari Calcio per quello che potenzialmente è: una grande opportunità di investimento.

Facciamo due conti.

Si stima che tra stipendi, fidejussioni richieste dalla Lega e premi legati alla salvezza, il nuovo Bari (chiamato Fc Bari 1908) avrà bisogno fin da subito di circa 10 milioni di euro. Poi occorrerà investire in una squadra che ha al momento solo 13 giocatori di cui è proprietaria al 100% oltre a qualche giocatore in comproprietà.

Si tratta quindi di stilare un piano almeno triennale che preveda un investimento di circa 15 milioni di euro per realizzare una serie di attività basilari per consentire break-even e rientro dall’investimento in un orizzonte temporale (conservativo) di 5 anni.

Il miracolo di Udine non è un miracolo ma solo figlio della programmazione e del credere di poter fare del calcio un modello di business vincente, per l’imprenditore e per i tifosi.

 

Le prime attività dovrebbero essere:

- Costruzione di una rete di osservatori all’estero collegati con l’ormai famoso sistema Wy Scout, coadiuvati da molti ex calciatori stranieri che hanno vestito la maglia del Bari.

- Costruzione di un centro sportivo e un centro giovanile all’altezza delle migliori squadre europee nel settore (Atalanta, Barcellona, Udinese).

- Progettazione di uno stadio di proprietà in grado negli anni a venire di garantire un flusso costante di entrate anche extra-calcistiche. (nb ho detto progettazione, non costruzione)

- Costruzione di una squadra molto giovane ma con alcuni giocatori che, pagati il giusto, possano fare la differenza e permettere il raggiungimento della promozione in serie A.

- Iniziare delle partnership con alcune squadre straniere di secondo piano ma in campionati competivi (spagna, francia, inghilterra, olanda) per “mettere alla prova” i giovani portati a Bari dagli osservatori.

- Costruzione di un piano di marketing efficace che recuperi al tifo (e alla spesa di un abbonamento o anche di una semplice maglietta) i tanti sostenitori scoraggiati presenti non solo in Puglia ma in tutta Italia.

Tutte le attività andrebbero nel giro di qualche mese sottoposte a una valutazione economica e affidate a un unico responsabile con un contratto a lungo termine ma che sia accountable almeno ogni tre mesi. Grazie a questi passi iniziali (che necessariamente implicano un investimento) sarà possibile raggiungere una serie di obiettivi, sportivi ed economici:

- Ritorno in Serie A

- Costruzione di un vivaio di calciatori pronti a fare il salto di qualità (senza per forza cercare il nuovo Cassano, dieci milioni di euro possono anche essere la somma di 10 operazioni da un milione l’una).

- Garantirsi un posto non di terza fila nella spartizione dei diritti tv (assegnati per il 25% in base al bacino di utenza, con il Bari sicuramente tra i primi dieci in Italia).

- Sviluppare le vendite relative al merchandising del marchio Bari Calcio.

- Avere una gestione operativa florida e incentivare i calciatori a venire a Bari non solo perchè c’è un bel clima e una grande tifoseria ma anche perchè i pagamenti degli stipendi sono regolari.

Vi sembra tutto molto (troppo) semplice? Come tutte le buone idee.

Allora…. chi ci sta?

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