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Fateci scegliere | Il blog di wow

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Fateci scegliere

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Oggi, giornata dello sciopero generale dei trasporti, ho toccato da vicino cosa significa abitare a 10 km dalla città (in questo caso Roma) e impiegare 2 ore e mezzo per arrivare non al parco giochi, ma al proprio luogo di lavoro. Non che non sia un pendolare anch’io negli altri giorni. Ma sono un pendolare da mezzi pubblici metropolitani, non motorizzato.

Chi mi accompagnava mi ha descritto la scena della Tiburtina completamente bloccata, e delle tangenziali che non se la passavano meglio, come una situazione sì aggravata dallo sciopero, ma che rientra nella norma. Decine di migliaia di auto incolonnate su strade a due corsie e doppio senso, oppure anche a due corsie per senso di marcia, ma in ogni caso troppo poche per la mole di veicoli che devono attraversarle due volte al giorno, intasandole al mattino un verso e alla sera un altro.

E viene immancabilmente da chiedersi: perchè? E’ tutta colpa dei fissati dall’auto che godono nel passare 4 ore al giorno della loro vita fermi con il motore acceso? O più probabilmente di piani dei trasporti inesistenti e di servizi di mobilità inefficienti? Può un sindaco o un presidente della provincia di qualsiasi metropoli media o grande italiana candidarsi senza passare nei famosi sobborghi almeno una settimana della propria vita e accorgersi che il suo lampeggiante con paletta non serve proprio a nulla nel blocco totale della circolazione?

Voi direte: c’è chi sceglie il treno. Ma anche qui, scioperi a parte, ci si è mai preoccupati delle condizioni di trasporto di chi viaggia per 10-20 km per arrivare al centro delle grandi città? Dove i continui aumenti dei biglietti non vengono mai (dico mai) accompagnati da un potenziamento del servizio? Un mercato talmente poco remunerativo che i famosi Della Valle e Montezemolo se ne tengono ben lontani preferendo opzionare le rotte più remunerative, proprio come i cugini della Cai, a cui basterebbe il monopolio sull’asse Roma-Milano per rientrare dal proprio investimento. Proprio la scorsa settimana Trenitalia ha comunicato che a Milano cancellerà un numero imprecisato di convogli pendolari e contestualemnte sposterà molti arrivi dalla stazione centrale a quella di porta garibaldi. Evviva!

Come risolvere la questione? Per una volta l’America non ci può insegnare nulla. Chiunque è stato a Washington si è dovuto confrontare con una delle aree metropolitane più piene di traffico al mondo (ai livelli del Cairo o di Città del Messico), nonostante le 5 corsie per senso di marcia. E a pensarci bene perchè succede? Oltre che per gli inevitabili problemi culturali di una nazione fondata sull’automobile, anche perchè l‘Amtrak, la società semigovernativa che si occupa del trasporto su ferro, è una società che segue le orme di Trenitalia, perennemente in perdita e perennemente snobbata da quasi tutti (nobile eccezione il vicepresidente eletto Joe Biden) proprio per la sua inefficienza.

Bacchette magiche non se ne vedono, ma investire (anche a fondo perduto, visti i 3 miliardi gettati solo negli ultimi mesi nel buco nero Alitalia) in un servizio pubblico su ferro che sia davvero più efficiente e consenta a tutti o quasi di avvalersene, senza i cronici problemi di sovraffollamento che ogni utente più o meno abituale conosce non è solo la cosa più intelligente da fare, ma anche un dovere di ogni presidente del consiglio, della regione , della provincia o sindaco, ognuno nelle sue competenze e facendo ognuno la propria parte. Poi saranno i pendolari a dover decidere, se saranno attirati dalla prospettiva di rilassarsi leggendo o ascoltando musica durante il loro percorso o vorranno continuare a suonare il clacson immobili nel traffico. Ma prima fateci scegliere.

 

 

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