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Divieto di critica | Il blog di wow

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Divieto di critica

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Giorgio Armani non invita alla sfilata la giornalista del New York Times Cathy Horyn, rea di aver detto che "non avrebbe voluto vedere sulla passerella dello stilista dei pantaloni da jogging". E lui, anzichè nasconderlo, lo sottolinea in conferenza stampa come a dire "attenti a quello che scrivete" ai colleghi della Horyn presenti.

Uno degli ambasciatori del Made in Italy nel mondo (anche di questo tipo di stile evidentemente) si è giustificato, di fronte a chi gli ricordava che esiste il diritto di cronaca, dicendo che "c’è il diritto di cronaca, ma non di idiozia". Un’autosmentita clamorosa.

Altri (e alti) rappresentanti della moda italiana sono invece più aperti verso le critiche della stampa. Prendiamo il caso di Dolce & Gabbana. Quando toccò a loro subire le dure critiche della stessa Cathy Horyn spiegarono di "poter replicare in un solo modo: dicendole stai a casa, non puoi capire".

Sia chiaro che questo episodio è accaduto con una giornalista di una testata americana, anche perchè qualsiasi commento inferiore al "geniale" (lo dicono anche a Lapo Elkann e Massimo D’Alema, fossi in Armani mi allarmerei per questo) è impossibile da trovare in qualsiasi giornale italiano, beninteso nei confronti di tutti gli stilisti, altrimenti partirebbero le accuse di "affossare il Made in Italy" (a nessuno viene in mente che presentare in maniera entusiastica una brutta collezione possa affossare il famigerato Made in Italy molto di più di un articolo che, tra l’altro, leggeranno tutti coloro che per limiti di reddito un loro capo non potranno mai permetterselo).

E qualsiasi commento negativo sarebbe impossibile da trovare anche per un altro motivo, ben esemplificato da un episodio  che ha visto protagonisti sempre i due creativi siculo-lombardi (a cui si deve l’immortale frase "l’anoressia con la moda non c’entra niente") e la giornalista del Sole24Ore Camilla Baresani. In un articolo la giornalista ebbe l’ardire addirittura di stroncare la cotoletta servitagli al ristorante Gold, aperto da pochi mesi dai due stilisti, definendola "la più cattiva che abbia mangiato in vita mia, oleosa, inspiegabilmente dolciastra (che aggiungano zucchero alla panatura?), troppo brunita sui bordi, gommosa".

Un’onta. Da lavare con il sangue. E cosa ti inventano come ritorsione i due geni della moda? La pronta minaccia di togliere la pubblicità al giornale, ritirata dopo l’articolo di riparazione del buon Davide Paolini (in cui non si parla della famosa cotoletta, sarà un caso?)

Una creatività tanto alta che meritiamo di restare a casa anche noi. Non possiamo capire il loro genio.

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2 Comments

  1. Gli stilisti sono persone strane, sanno il fatto loro, ma hanno anche il peso di un nome importante da portare…

    Ciò non giustifica che non li si possa criticare, ma è vero anche che non si può criticare a priori, e si sa che i giornalisti d’oltreoceano non ne capiscono tanto di moda!

    Quindi direi un 1 a 1 palla al centro ecco!: )

    Sly

  2. purtroppo invece i giornalisti di oltreoceano ne capiscono e tanto di moda. La intolleranza alle critiche è un brutto disturbo dei notri creativi che si pensamo intoccabili, e in questo hanno imparato dalla mafia e dal “Silvio” nazionale, del quale i Gabbani sono sfegatati fan. Se avessero continuato a fare bei abiti invece di coltivare il culto della loro personalità non staremmo perdendo tempo con sti discorsi. Comunque gravi.

    Scendete dal pero, questo il mio consiglio spassionato.

    Roberta

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