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Tobin tax, avevano ragione i no global? | Il blog di wow

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Tobin tax, avevano ragione i no global?

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Merita una riflessione (di cui non ho visto ancora molte tracce) la notizia che il presidente della Commissione UE Barroso ha definitivamente annunciato la proposta di introdurre una Tobin Tax in Europa, che punterebbe a colpire l’85% delle transazioni finanziarie all’interno del Vecchio Continente.

La Tobin tax viene proposta nel 1972 da un economista, già consigliere di J.F. Kennedy, James Tobin (poi vincitore del Nobel nel 1981), con l’obiettivo di ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. Ma è grazie al cosiddetto “popolo di Seattle”, con le contestazioni antiglobalizzazione che raggiunsero il loro apice nel 2001, che la proposta viene rispolverata nel dibattito pubblico, per essere bollata da moltissimi esponenti del mondo politico ed economico ovviamente come inapplicabile, inutile, dannosa. etc. etc. Ricordo a questo proposito infuocati dibattiti in aule universitarie strapiene organizzati da ATTAC, l’associazione creata proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica intorno al tema della tassazione delle transazioni finanziarie.

Diei anni dopo il conservatore Barroso la propone come misura indispensabile per uscire dalla crisi ed evitare nuovi rovesci per l’economia europea e mondiale. La domanda che viene immediatamente spontanea è: avevano allora ragione i movimenti no global e torto i governanti di allora e i soliti economisti tra cui lo stesso Tobin, che rinnegò la sua proposta?

A mio modo di vedere le ragioni non possono dividersi così nettamente.

Dal punto di vista della fattibilità esistono ancora dei notevoli dubbi sulla possibile applicazione della misura, anche se si limitasse solo all’Europa. Inoltre molti dei grandi operatori potrebbero scegliere di effettuare le proprie transazioni da piattaforme diverse da quelle europee per non dover pagare il balzello e questo si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo per coloro che sarebbero costretti a operare da noi. Le difficoltà di applicazione sono quindi rimaste sostanzialmente le stesse, anzi forse sono rese ancora più difficili dalla interconnessione ancora più forte dei mercati e dall’obiettiva difficoltà del sistema economico mondiale (ed europeo) che rende ancora più complicato trovare un giusto compromesso per la sua applicazione.

Dal punto di vista politico la crisi finanziaria globale e la debolezza economica e politica dell’eurozona hanno reso i politici più sensibili a introdurre una misura più populista e punitiva nei confronti del sistema delle banche. Un’inversione a 180° delle proprie posizioni, specie per il campo conservatore.

Tutti contenti dunque? Non proprio. Perchè se i politici hanno dovuto tornare sui propri passi sulla Tobin Tax e dar ragione al cosiddetto “popolo di Seattle” restano in ballo alcune questioni.

1. Sarebbe bastata questa misura a evitare che scoppiasse la crisi del 2008?

2. Le posizioni antiglobalizzazione, talvolta velleitarie e spesso animate solo da un attivismo volenteroso ma privo di proposte concrete e soluzioni credibili, si possono definire “vincenti”?

Le risposte non possono essere affermative per chiunque abbia anche solo una minima conoscenza dell’economia internazionale. Il ragionamento necessario è perciò necessariamente più complesso e non vede vincitori su tutta la linea e sconfitti assoluti (tranne i cittadini che subiscono sul serio le conseguenze dei rovesci economici, per loro il gioco non è mai a somma zero, è sempre negativo).

Probabilmente l’introduzione di questa misura (a livello globale) avrebbe fatto sì che ci fosse un cuscinetto utile ad assorbire l’urto dellos coppio della cris, che però sarebbe scoppiata ugualmente.

Sulle contraddizioni che ancora persistono e che rendono il sistema capitalistico così vulnerabile agli scossoni sono state scritte intere biblioteche, ma si è ancora molto distanti da una soluzione accettata da tutti.

Quelli accertati sono invece gli errori, specie compiuti negli Stati Uniti: una regolamentazione a livello sul sistema bancario carente e un’applicazione delle norme molto blanda; l’aver mantenuto i tassi di interesse a livelli molto bassi per lungo tempo, ponendo le basi per una bolla immobiliare; l’aver reso possibile la creazione di entità finanziarie enormi che hanno fatto sì che venisse rispolverata la dizione “too big to fail”; non aver fatto nulla per contrastare il moral hazard, pur in presenza di chiare spie di quanto stava accadendo; a livello europeo aver consentito ad alcuni stati di truccare palesemente i bilanci e di derogare ai paletti economici stabiliti per restare in zona euro.

Queste sono solo le più evidenti anomalie che hanno fatto sì che arrivase la crisi che stiamo ancora attraversando. Quindi mettiamoci l’anima in pace. La Tobin Tax non ci avrebbe salvati, così come non ci avrebbe salvati il dare le chiavi del governo al movimento no global. Avrebbero potuto intervenire dei governanti illuminati, non mediocri, non corrotti in molti casi, che avessero avuto una visione non alla prossima scadenza elettorale.

Ma non ci sono stati. E non ci sono ancora.

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