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Il ritorno dei push poll (e di Karl Rove?)

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Tornano le elezioni primarie in America e con loro anche i sondaggi commissionati anche dai singoli candidati. E tornano anche i push poll, la tecnica delle telefonate travestite da sondaggi che mirano a screditare un avversario politico con calunnie e insinuazioni di ogni genere.

Nell’Iowa e nel New Hampshire (primi stati in cui si votano le primarie nel prossimo Gennaio), nei giorni scorsi, sono state effettuate delle telefonate in cui, con questo modus operandi, di cercava di mettere in cattiva luce il candidato repubblicano (ed ex governatore del Massachusetts) Mitt Romney, dato in forte ascesa nei sondaggi proprio nei due stati chiave.

Le accuse, che spaziano fede mormone alla tendenza al "flip-flopping" rispetto ai grandi temi di Romney (modo di fare di cui spesso anche Hillary Clinton, in campo democratico, è stata accusata), sono state definite da Romney come "antiamericane", ma per il momento tutti i suoi concorrenti (da John McCain a Rudolph Giuliani passando per l’attore Fred Thompson) negano qualsiasi coinvolgimento. Questo dettaglio però non sorprende perchè compito del Push Poll è quello di giocare sporco mentre il commissioner ostenta fair paly e lontananza da certi metodi.

Maestro indiscusso della materia è Karl Rove, fino a qualche mese fa capo di gabinetto del presidente Bush, e vero cervello del suo staff elettorale.  Immortale il push poll che, durante le primarie del 2000, contribuì ad affossare, nello stato del South Carolina, la campagna del principale competitor  di Bush per la nomination repubblicana, John McCain. Giancarlo Bosetti, nel suo ottimo libro "Spin, trucchi e tele-imbrogli della politica", racconta che il falso sondaggio telefonico recitava "se lei sapesse che il senatore McCain ha una figlia illegittima avuta da una donna di colore sarebbe più incline o meno incline a votarlo?".
Naturalmente la risposta era tanto ininfluente da non venire nemmeno conteggiata, quel che contava era l’insinuazione che riguardava McCain, che puntualmente perse in quello stato e non si riprese più.

A questo punto sorge un dubbio: dov’è Rove? Si è ritirato qualche mese fa, di sua spontanea volontà, anche se investito dalle polemiche per una fuga di notizie (altra tecnica che a lui piaceva molto) riguardo all’appartenenza alla Cia di Valerie Plame, moglie dell’ex ambasciatore Joseph Wilson, inviso alla Casa Bianca dopo aver pubblicamente osservato che il dossier sull’uranio acquistato in Niger dal governo iracheno per costruire la bomba atomica era una bufala (reato per cui ha pagato solo un consigliere del vicepresidente Cheney, Lewis Scooter Libby).
Ma noi siamo scettici sul suo abbandono reale del gioco politico. Che stia lavorando per qualcuno senza dirlo? Il push poll è solo un indizio, anche se un indizio forte. Karl, se ci sei batti un colpo, o un poll

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