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Obama: can I? | Il blog di wow

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Obama: can I?

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L’idea di questo post nasce circa due giorni fa, dopo aver letto un articolo di Mario Calabresi su Repubblica, che raccontava di un Obama chiuso da solo in albergo per scrivere il discorso che gli avrebbe cambiato la vita, e avrebbe convinto gli americani. Chi ha un minimo di conoscenza della comunicazione politica sa che è qualcosa di I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E e che su quel testo lavorano almeno 10 persone esperte nel marketing politico, e il team di Obama è fatto da professionisti preparatissimi, come hanno sempre dimostrato. Questo avrei voluto scrivere.

E’ stato un bene che non l’abbia fatto. Perchè mi ha permesso di ascoltare il discorso e forse di dare ragione a Calabresi: vuoi vedere che l’ha scritto lui davvero? Il motivo è semplice. Anche se le truppe pro-obama italiane ed americane sono formate da giornalisti attenti e scrupolosi, hanno l’applauso incorporato. E pochi commentatori hanno scritto che il discorso era una delusione. Nulla di nuovo per i suoi sostenitori, nessuna proposta concreta sui temi affrontati (avrebbe significato specificare dove prendere i soldi per molte delle attività a cui intende dare impulso), tanto che, in Italia e negli Usa, la headline è stata "siamo migliori di come è stata l’america negli ultimi otto anni". Ha attaccato Bush e McCain. Anche questo non mi sembra un colpo di genio per un candidato democratico. La spasmodica attesa per questo discorso ha fatto sì che non si potesse dire "flop" ma è stato comunque straordinario. Quasi come succede per le collezioni degli stilisti italiani: otto il magnifico non si scende mai, pena il tradimento del Made in Italy.

Il fatto è che se anche Obama un giorno li mandasse al diavolo, i suoi sostenitori troverebbero un modo per giustificare la "geniale mossa". Da due anni a questa parte è stato così. Certo non sempre a torto,anzi. Ma hanno foderato il candidato Obama di un’aura quasi di santità e di infallibilità che può solo fargli male.

I suoi discorsi memorabili (quelli sì immaginifici e nuovi) restano quello pronunciato a Boston nel 2004, durante la convention democratica per nominare John Kerry, e il discorso sulla "razza" a Philadelphia in Marzo. Quello della convention era deboluccio e pieno solo di grandi parole (ma che lui usa tutti i giorni nel suo tour elettorale, e che quindi non lo emozionano nemmeno più).

Con questo articolo il new yorker, settimanale non certo di simpatie repubblicane, ma fatto dall’intellighenzia culturale democratica, ha indagato sull’Obama pre-pubblico, scoprendo l’ambizione sfrenata e le scelte opportunistiche dell’Obama prima maniera. Mettendo in luce un’attività parlamentare nel Senato dell’Illinois non proprio irresistibile, ottenuta con una candidatura al limite dello scippo, un’attività a livello di senato federale nulla (appena entrato in Senato ha iniziato la campagna per la nomination, quindi era impegnato altrove). In sostanza Obama non ha mai amministrato nemmeno un condominio, ha solo fatto quello che sa fare bene, negli ultimi dieci anni: campagna elettorale. E liberal (qualcuno lo accusa di essere troppo a sinistra, specie negli Usa) solo a parole, dato che non esistono fatti concreti che ci portino a pensarli.

Il No alla guerra in Iraq poi, pronunciato quando era ancora al senato dell’Illinois, è coraggioso e lungimirante. Ma siccome tra le dichiarazioni pubbliche e il voto concreto ci passa parecchio, siamo sicuri che lui avrebbe votato contro la guerra a livello federale e con quelle prove (poi dimostratesi false)?

La differenza nel valutare anche queste situazioni nel valutare Obama è quella che passa tra votare il candidato che può affrontare le principali sfide mondiali (crisi dell’economia e crisi internazionali, con i rapporti con Russia e Cina in testa, e l’Iran subito dopo) e interne (crisi industriale e del credito, inflazione e disoccupazione a livello record) in maniera convincente e con una precisa strategia e il migliore tra i due contendenti.

Probabilmente con la scheda elettorale americana tra le mani sceglierei Obama, ma non con l’entusiasmo che invece leggo su tantissimi giornali e blog. Quello sì molto ingiustificato. 
 

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