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Delitto di stato | Il blog di wow

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Delitto di stato

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Una storia di cui si parlerà molto nei prossimi mesi è quella dell’uccisione di Anwar Al Awlaki, un predicatore diventato un propagandista molto importante all’interno di Al Qaeda. Un drone della Cia il 30 settembre ha intercettato e ammazzato lui e altre tre persone in una zona remota nel Nord-Est dello Yemen.

Ma perchè è destinato a diventare importante questo attacco?

Perchè Al Awlaki era un cittadino americano, nato da genitori yemeniti nel New Mexico, che poi aveva abbracciato le idee di Al Qaeda ed era tornato nello Yemen nel 2004 proprio per impegnarsi in prima persona nella lotta contro gli Stati Uniti, anche attraverso infuocati sermoni in inglese postati su internet.

La discussione è nata sulla legittimità che un cittadino americano, anche se membro di un’organizzazione terroristica, possa essere assassinato senza un regolare processo da mani americane. La questione è stata posta in primo luogo dal New York Times, a cui sono seguite delle fughe di notizie (pilotate ovviamente dalla CIA e dal Dipartimento di Stato) che mostrano un memorandum legale, elaborato nel corso dello scorso anno dopo infinite discussioni tra le varie agenzie federali e membri dell’Amministrazione, che giustifica l’uccisione di Al Awlaki nel caso in cui ci fosse l’impossibilità di catturarlo vivo. Il documento che avrebbe dovuto placare le polemiche, almeno nelle intenzioni di chi lo ha rivelato, ha invece rinfocolato le polemiche sull’effettiva bontà delle argomentazioni contenute nel memorandum.

Sul tema è anche intervenuto ieri il public editor del New York Times Arthur Brisbane, che ha assicurato che il giornale farà di tutto perchè su questi “assassinii di stato” (come li definisce testualmente Brisbane) si possa fare piena luce e il giornalismo non si riduca a essere un mero passaveline della CIA o dell’Amministrazione in carica.

Dal punto di vista politico il tema è fondamentale solo per i liberal o i superliberal, molto attenti ai diritti e al diritto, scottati dalle libertà che i governi americani, nel passato ma anche nel presente, si sono presi in nome della lotta al terrorismo.

I repubblicani, che pure non perdono nessuna occasione per criticare la politica di Obama, si tengono volutamente lontani dall’argomento per evitare di apparire soft nella guerra contro il terrorismo.

Il rischio vero per il presidente è quindi quello di perdere voti a sinistra, tra coloro che continuano ad avere dubbi sul fatto che ci sia stata in questi anni una vera svolta nel modo di procedere dell’Amministrazione Obama rispetto a quella di Bush jr.

 

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