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Senti chi parla (e da dove) | Il blog di wow

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Senti chi parla (e da dove)

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Pomeriggio trascorso in Feltrinelli e l’occhio che viene attirato da un titolo “novità”: Senti chi parla, ultima fatica letteraria (pubblicata dall’apposita Mondadori, ovvio) dell’ex grillo parlante, ex castigatore di costumi e malcostumi, adesso fornitore di tette e culi un tanto al chilo durante il suo tg (se così lo possiamo chiamare): Mario Giordano.

 

Il caso vuole che leggiucchiando qua e là lo sguardo casa su un paragrafetto intitolato a Terzani, chiamato “l’ultimo guru, santone per eccellenza”. Mi scuserà Giordano ma Terzani non ha mai voluto essere un guru, né un santone. Lo ha ripetuto lui, lo ripetono tutti i suoi familiari e anche i cosiddetti terzanisti, radunati sul suo forum. Non c’è alcun culto, quindi la premessa di Giordano è falsa in partenza. Ma andiamo avanti.

 

Il guru (possiamo permetterci anche noi di chiamarlo così) Giordano dice (testualmente) che “Terzani non ha mai capito un’acca”. Nientemeno. Citando il caso dei khmer rossi, (additati come liberatori, salvo poi constatare che non proprio di liberatori si trattava) su cui Terzani, unico caso dell’Italia (se si esclude l’autosmentita di Feltri e il suo giornale dopo due anni di attacchi palesemente ingiuriosi e falsi a Di Pietro, ma lì non esisteva nemmeno l’oggetto, erano tangenti che erano nella testa di Feltri e del suo editore) si scusa con i suoi lettori, dicendo “scusate, ho sbagliato ad interpretare”.

Il valore del giornalista e di quello che ha saputo raccontare in seguito (da Cina, Giappone, India, Thailandia) resta assoluto. Per Giordano no. E invoca addirittura rinforzi.

 

Succede quando a supporto delle sue arrischiate tesi cita Mino Damato (già candidato per An, mentre Terzani non ha mai avuto una tessera di partito in tasca, o un editore presidente del Consiglio, cosa inammissibile in Italia) che aveva un presunto scoop sui khmer rossi e “Terzani, a bordo piscina, in accappatoio, in compagnia di una principessa orientale gli dice “lascia perdere” e non scrive niente sul giornale.

 

Peccato per Terzani, avrebbe potuto diventare un giornalista migliore di Damato con quello scoop, e invece niente. Ha preferito fare il ministero degli esteri nel governo di Pol Pot, solo per fargli un dispetto.

 

 

Assolutamente gustoso anche l’articolo su Marco Travaglio (che è stato collega di Giordano all’inizio della carriera), intitolato “se la verità è un Travaglio”. D’effetto, non c’è che dire. Ma andiamo a vedere quali verità ci ha taciuto. L’autore prima di tutto ci informa della predilezione “per l’aranciata e il chinotto, con cui accompagnava tutto, perfino gli agnolotti”. Dettaglio fondamentale, imprescindibile. Poi attacca con il suo “l’implacabile maestrino della penna rossa sbaglia anche lui”. Qualche esempio?

 

“Nell’Aprile 2006 bacchetta severamente Irene Pivetti, già presidente del Senato per volontà di Bellachioma e stipendiata da Bellachioma”. Ahi! La Pivetti è stata presidente della Camera. Erroraccio, segna Giordano.

Poi Travaglio si permette addirittura di sbagliare la collocazione dell’altrettanto fondamentale programma di Claudio Martelli “L’incudine”, posizionandolo su Canale5 invece che su Italia1. Imperdonabile. Roba da denuncia. Poi continua a sbagliare su Martelli attribuendone la presenza in uno speciale su Raidue (mentre invece era su Canale5).

 

Pezzo forte quello in cui Travaglio parla di tale Niccolò Querci, già segretario del Cavaliere, eleggendolo deputato (cosa che in realtà non è). Tutto qui direte voi? Tutto qui. E questo dovrebbe bastare per far dismettere a Travaglio i panni del Robespierre.

 

E le leggi vergogna, i guai giudiziari di Berlusconi & co., il conflitto di interessi, ovvero tutti gli argomenti di cui Travaglio si occupa quotidianamente? Giordano non ha trovato nulla, nemmeno un refuso. Meglio pensare agli errori sui canali televisivi. Quelli sì che sono da penna rossa.

 

Luttazzi? “S’è infilato con orgoglio nell’elenco dei martiri della tv berlusconiana a partire dal 2001” Ricordare a Giordano che l’ha inserito Berlusconi nel suo ukase bulgaro da Sofia sarebbe fiato sprecato.

 

Gad Lerner? “Non può parlare di coerenza, lui che è passato da Lc al giornale della Fiat”. Strano che il Robespierre di Studio Aperto non lo abbia mai detto di persona a Lerner, specie quando lo faceva esordire in televisione per fare le pulci al potere come “grillo parlante” durante Pinocchio. E strano non abbia notato che il suo ex direttore a Studio Aperto era proprio Paolo Liguori, passato dalle barricate di Lc alle caccie al giudice in salsa berlusconiana.

 

Ma Giordano è fatto così. Fustiga, ma solo da una parte. Si accattano i costi della politica? Zitto sulle 15 guardie del corpo aggiuntive che Berlusconi fece assegnare con decreto agli ex-presidenti del consiglio, mentre parla (giustamente) dei corazzieri assunti negli ultimi anni.

 

Per questo viene proprio dal cuore dirgli: Giordano, senti chi parla (e da dove).

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