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La parabola di Cazzullo | Il blog di wow

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La parabola di Cazzullo

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Storia di come un giornalista comincia ad ambire a qualcosa di più che fare semplicemnete il giornalista. Aldo Cazzullo è partito bene, anzi benissimo, con libri, reportage, articoli di costume tutti molto interessanti e originali.

Negli ultimi tempi si è evidentemente messo in testa qualcos’altro, visto quello che comincia a scrivere. Nell’articolo di oggi Il Cavaliere e la catena (inutile) degli amici sul Corriere si chiede se la vera notizia uscita dall’inchiesta di Trani non sia quella che Berlusconi non se lo fila nessuno.

Alla fine dell’articolo arriva addirittura (bontà sua) a ipotizzare “è possibile, anzi probabile che le richieste di Berlusconi siano eccessive e fuori luogo”.

Cazzullo ha mai sentito parlare della parola reati? ha mai sentito parlare della parola Authority indipendente? Ha mai sentito parlare di libera informazione nella televisione pubblica?

C’è un plotone di gente, a cominciare da Giancarlo Innocenzi, pagato con i soldi pubblici per tentare in tutti i modi di compiacere e assecondare il capo e lui dice che “è probabile che le richieste siano FUORI LUOGO”.

La risposta a Cazzullo è talmente facile che potremmo darla anche noi che non siamo grandi giornalisti. E consiste in una sola parola. REGOLE.

Purtroppo per i Berlusconi esistono ancora delle regole, dei tribunali, degli organismi costituzionali che per esempio fanno sì che molte delle leggi ad personam siano poi state dichiarate inutilizzabili ai fini processuali, che alcuni suoi sodali, vedi Previti, siano poi stati condannati nonostante lo schieramento di legislatori (sempre a spese del contribuente) messi in campo per impedire le condanne. In altre parole esistono delle leggi che fanno sì che l’Italia sia ancora uno stato di diritto (in molti campi).

Si metta l’anima in pace Cazzullo, la catena degli amici di mister B. è ancora utile, utilissima, come dimostrano le inchieste sulla Protezione Civile, su Saccà, su Giampi Tarantini. Solo non riesce a sovvertire l’ordine democratico a comando.

Non ancora. Lasciamogli tempo.

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