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Commemorazioni e ricerca della verità. A parole | Il blog di wow

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Commemorazioni e ricerca della verità. A parole

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Il nostro è un Paese in cui abbondano le commemorazioni. Tra magistrati fatti saltare in aria, preti ammazzati, aerei abbattuti, stragi in banche e stazioni, si può dire che ogni mese ci sia una cerimonia in ricordo di qualcuno o qualcosa.

Da tantissimi anni a questa parte si assiste ad appelli-fotocopia. Il presidente della Repubblica di turno depreca l’uso della violenza, i presidenti della Camere mandano messaggi, qualche mnistro presenzia. Tutti chiedono venga fatta piena luce sui fatti accaduti, ma la luce non arriva mai. Semplicemente perchè chi sa, molte volte anche chi riveste quelle cariche, non parla nè dice nulla.

Prendiamo Luciano Violante. Con un tempismo notevole, dopo circa 17 anni dalle stragi che uccisero Falcone e Borsellino, ricorda che l’allora colonnello Mario Mori propose a lui, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, un colloquio con Don Vito Ciancimino, il sindaco mafioso di Palermo, su una trattativa di tipo politico. Lui rifiutò. Ma non corse dall’autorità giudiziaria a segnalare questa enorme stranezza.

Nicola Mancino ha ancora le stesse amnesie riguardo ad un suo incontro con Paolo Borsellino appena dopo la morte di Giovanni Falcone. E così via. Ora qualcuno deve spiegarmi perchè allora si continua a menar il can per l’aia e a parlare di ricerca della verità sulle infinite stragi, mafiose e/o politiche, che hanno colpito il nostro Paese. La verità è stata cercata, non sempre, da qualche magistrato scomodo, di quelli a cui vengono sempre messi i bastoni tra le ruote. La politica ha sempre fatto fronte comune CONTRO la trasparenza e la verità.

Poi un giorno arriva l’avvocato Gaetano Pecorella e ti dice che non si sa perchè hanno ucciso Don Peppino Diana a Casal di Principe. Pecorella è il presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle ecomafie. Ed è stato incidentalmente difensore del mandante dell’omicidio del prete. Cotanto professionista, famoso anche per essere stato legale del premier Berlusconi e presidente della Commissione Giustizia della Camera nella legislatura 2001-2006, quella delle leggi vergogna senza soluzione di continuità, si permette il lusso di chiamare ‘professionista dell’Antimafia’ Roberto Saviano.

Lui invece è senza dubbio un professionista nel difendere un boss della Camorra. Contento lui.

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