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Messaggi nel vuoto | Il blog di wow

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Messaggi nel vuoto

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Periodicamente, ogni 6-7 mesi, i maggiori quotidiani italiani danno spazio ad una lettera accorata da parte di uno dei tanti “cervelli in fuga” che si appella al Presidente della Repubblica per intervenire sul tema della ricerca e dell’università. Di solito si chiedono non solo maggiori risorse ma anche con una piccola rivoluzione che cancelli le posizioni di privilegio di chi su questo sistema fonda le proprie pratiche nepotistiche e mafiose (i mafiosi non sono solo quelli con la lupara…),  che tanti danni causa all’Italia e al nostro avvenire.

Ieri è stata la volta di Rita Clementi, 47 anni, che dalle colonne del Corriere della Sera ha lanciato i suoi strali sul nostro sistema di ricerca a suo dire malato.

Ovviamente dal nostro mondo politico (nemmeno dal presidente in vacanza, per la verità) nessuna reazione da segnalare, come se tutto andasse per il meglio e il grido di dolore di una valente ricercatrice, precaria a 47 anni, non significasse assolutamente nulla.

Ciò avviene perchè siamo ormai al trionfo dell’autoreferenzialità. La politica parla solo di se stessa, dei propri gruppi dirigenti, dei propri problemi, delle proprie lotte di potere.

Questo atteggiamento lo si può notare non solo quando a intervenire nel dibattito pubblico è un signor nessuno del mondo dell’università. Provate a ricordare quanto durano nel dibattito politico i temi lanciati da personalità esterne alla politica.

Solo per rimanere agli ultimi due mesi: relazione del procuratore generale della Corte dei Conti, relazione del presidente dell’Antitrust, relazione del governatore della Banca d’Italia, assemblea annuale di Confindustria, manifestazioni del primo maggio. L’influenza di questi attori nel suggerire temi che vengano poi effettivamente fatti propri dalla classe politica è nulla. Senza contare poi le inchieste giornalistiche o televisive che, quando non sfociano in indagini della magistratura, vengono sistematicamente ignorate.

Quando molti leader del centro-sinistra dicono “la gente non vede in noi l’alternativa di governo” dice qualcosa di giusto. Ma ciò dovrebbe indurli anche ad una certa autocritica. E un modo per poter dimostrare con i fatti e con le proposte concrete la propria voglia di cambiamento ci sarebbe.

Non lasciare che nessuno di questi appelli o messaggi, se sensato, cada nel vuoto. Studiare in appositi comitati gli argomenti posti all’attenzione dalle varie personalità e organizzazion ed elaborare immediatamente dei disegni di legge, quando necessari anche organici per i vari settori, e pubblicizzarli.

Portare queste proposte periodicamente all’attenzione dei media e dei cittadini anche inviando a casa un notiziario mensile o bimestrale con le proprie iniziative per cambiare il Paese. Utilizzare le proprie basi sul territorio per reclamizzarne i propositi e ottenerne un feedback, oltre che ulteriori proposte e suggerimenti.

Molto più della commissione valori, adibita allo spaccamento del capello in quattro, potrebbe fare una commissione “nuove proposte su come rivoluzionare il Paese”.

Il conflitto di interessi in Italia è qualcosa di enorme, ma ci sono tante armi che se utilizzate a dovere potrebbero aiutare il centro-sinistra italiano ad ammodernare l”Italia. E se stesso.

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