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La solitudine di Walter | Il blog di wow

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La solitudine di Walter

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Ho avuto l’occasione di assistere alla seconda uscita pubblica di Walter Veltroni dopo le sue dimissioni lunedì 16 Febbraio (la prima fu pochi giorni dopo per la presentazione del libro del magistrato napoletano Raffaele Cantone). Leggermente ingrassato, è entrato in leggero ritardo nell’aula magna della Luiss piena di studenti, fotografi, giornalisti (ho riconosciuto Luca Telese del Giornale e Marco Damilano dell’Espresso) e telecamere.

Ha chiarito subito che, dopo la sua lezione sulla storia della sinistra in Italia, avrebbe preferito non rispondere a domande sull’attualità politica. Non è stato di parola. Di politica e di attualità ha parlato anche se non ha detto nulla di straordinario o memorabile. Applausi a scena aperta quando, ad una domanda sulla necessità di una riforma dell’ampliamento dei poteri del premier, ha risposto che legherebbe questa riforma a un’altra che vieti il possesso di tre reti televisive a chiunque si candidi alla guida del Paese. Se avesse detto cose di questo genere prima delle dimissioni la sua vita sarebbe stata più facile?

E’ stato allora che ho pensato alla differenza di linea politica tra Veltroni e Franceschini. Leggermente più dura quella del secondo, ma era prevedibile. Il nuovo segretario del Pd, non proveniente dall’area diessina, ha bisogno di accreditarsi presso una parte consistente degli elettori e del ceto dirigente che l’ha guardato inizialmente con scetticismo. Eppure.

Eppure nulla mi toglie dalla testa che se le proposte presentate da Franceschini (l’addizionale del 2% sui redditi più alti, addirittura il rifiuto a fare le riforme insieme alla maggioranza) le avesse presentate Veltroni sarebbero partiti immediatamente i siluri interni, le interviste con annessi distinguo sui giornali, gli smarcamenti.
Per adesso il partito sembra essersi ricompattato, ma sono convinto che in vista del congresso di Ottobre i soliti noti ricominceranno con il lavoro di logoramento, subito dopo le Europee.

Alla fine sorrisi, strette di mano e l’immancabile macchina con autista (non blu ma grigia). Via verso la ritrovata solitudine dell’ex.

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