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Il parolaio Chiamparino | Il blog di wow

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Il parolaio Chiamparino

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Per la serie ‘non c’è mai fine al peggio’ ecco il Pd incassa nientemeno che la disponibilitá a fare il segretario di Sergio Chiamparino. Attraverso un discorso pubblico? Attraverso un percorso interno al partito? Attraverso il lancio di una piattaforma programmatica per cambiare il Paese e il partito? No, come suo solito attraverso un’intervista.

Questo blog si è dedicato spesso al buon Sergio (ad esempio qui e qui) descrivendo le sue velleità da banchiere in tempi in cui qualcuno sperava potesse rappresentare la riscossa del Pd nordista e ricordando spesso le sue posizioni alquanto discutibili (da quella di alfiere del Tav alle partite a scopone con Marchionne di cui sponsorizzava i referendum-capestro su Pomigliano).
Sulla questione banche eravamo stati facili profeti visto il suo trasloco, con contorno di un mostruoso buco nel bilancio del Comune di Torino così sapientemente amministrato, dalla poltrona di sindaco a quella di Presidente della Compagnia di San Paolo, che gestisce invece tra le altre cose la partecipazione della Fondazione bancaria in Intesa Sanpaolo.

Nell’intervista a Paolo Griseri ieri su Repubblica Chiamparino esordisce subito mettendo dei paletti. Vuole che una parte importante del partito si coaguli sul suo nome e intorno a un non meglio precisato ‘programma riformista’.
Vuole stabilire addirittura il numero dei suoi contendenti, da lui individuato molto democraticamente in non più di due, altrimenti il rischio è ‘correre nella frammentazione’.
Lancia un fantomatico ‘profilo lib-lab’ per il Pd ipotizzando la fine dell’alleanza con Sel e proponendo da una parte il sì al salario di cittadinanza e dall’altra le proposte sul mercato di lavoro del solito Pietro Ichino.
Sì, proprio quel Pietro Ichino che dopo aver perso le primarie al fianco di Matteo Renzi dava ultimatum al Pd e rilasciava patenti di vero riformismo. Esattamente il Pietro Ichino che si candidò poi con nelle liste di Mario Monti dove invece il riformismo era evidentemente presente in dossi massicce.
Con grande coraggio politico poi Chiamparino dice che ‘valuterebbe di volta in volta’ se scindere il ruolo di segretario da quello di candidato premier. Dipende: se fosse lui il segretario andrebbe bene, se fosse un altro la regola non varrebbe.

Nella foga di mettere paletti e decidere le candidature anche dei suoi avversari il buon Chiamparino ha dimenticato una cosa: il rinnovo della tessera del partito, che ancora pochi giorni fa diceva di non aver più in tasca da un anno. E alla domanda su un’ipotetica candidatura a segretario il 6 maggio, nemmeno due settimane fa, rispondeva ‘non scherziamo’.

Un mostro di coerenza e vero uomo di parola. Anzi un vero uomo di parole.

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