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Ottantenni per il rinnovamento | Il blog di wow

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Riflessioni non richieste su giornalismo, politica, economia, televisione

Ottantenni per il rinnovamento

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Si parla tanto della gerontocrazia che rende sempre meno credibile la politica italiana. Giornali e libri se ne sono occupati e il dibattito tiene banco già da parecchio tempo. Pochissimo si parla, al contrario,  della gerontocrazia che impera nei giornali. Per chi ci lavora significherebbe fare autocritica, e non è uno sport così diffuso.

L’osservazione non riguarda i direttori o i redattori (decisi dall’editore, che in Italia non è, fatte poche eccezioni, una persona che fa giornali di professione ma si impegna per passione, quando non al fine di condizionare la politica) ma gli opinionisti, gli editorialisti, le firme che, pur non facendo parte del corpo editoriale, ne illustrano la linea editoriale.

Stando solo alle ultime settimane su La Stampa mi è capitato di leggere articoli di Giorgio La Malfa, sul Messaggero interviste a De Michelis ed editoriali di Paolo Savona, sul Giornale anche oggi rifulge la stella di Geronimo, alias Paolo Cirino Pomicino, con uno dei suoi consueti editoriali sul rilancio dell’economia, che lui stesso a contribuito a dissestare negli anni 80.

C’è qualcuno tra voi che non riesce a dormire se non ha assunto la sua dose quotidiana di articoli di questi grandi pensatori? Non credo. Eppure i grandi giornali continuano a pubblicare (e magari anche a retribuire) questi pezzi, forse ritenendoli fondamentali per il bene dell’Italia. Il pensiero di chiedere a qualche dottorando o professionista trentenne di dire la sua sull’economia, sulla politica, sulle tanto reclamizzate riforme non sfiora minimamente i direttori. Eppure le università e le aziende mondiali sono piene di giovani italiani (quelli giovani veramente, non i coetanei di Enrico Letta) che si fanno strada nel mondo dell’economia, del diritto, della scienza politica, della ricerca scientifica. Non per i grandi quotidiani: per loro i veri cervelli da esportazione restano quelli di Cirino Pomicino e soci. 

Poi, ovvio, tutti d’accordo nel cavalcare l’indignazione popolare contro la Casta, con dossier, inchieste e raffronti tra l’età dei politici nostrani e quelli degli altri Paesi europei e mondiali, da cui usciamo con le ossa rotte. Capofila dei castigatori contro la casta e la gerontocrazia nella politica, manco a dirlo, Il Corriere della Sera. Paolo Mieli poteva citare ad esempio di rinnovamento il suo parco editorialisti, ma ha accortamente evitato l’autogol: il suo è infatti il più anziano in assoluto tra quelli dei maggiori quotidiani.

L’età media è altissima e, fermo restando il valore e il contributo che essi danno al dialogo intellettuale del Paese, sembra di essere dal geriatra: Alberto Ronchey (nato nel 1926), Sergio Romano (1929), Giuseppe De Rita (1932), Piero Ostellino (1935), Michele Salvati (1937), Claudio Magris (1939), Vittorio Grevi ed Ernesto Galli della Loggia (1942), Franco Venturini (1946), Angelo Panebianco (1948). Categoria under 60 composta da Francesco Giavazzi (1949), e tre interni della redazione: Dario Di Vico (1952), Gian Antonio Stella (1953), Pierluigi Battista (1955).

Con il numero 0 alla casella degli editorialisti under 50 (per non parlare degli under 40 o under 30) il Corriere della Sera si sente comunque in dovere di fare le classifiche dei più giovani in politica. Ma sì, per il solito discorso della trave e della pagliuzza, meglio tentare di correggere i meccanismi di selezione della classe dirigente nei partiti che ingaggiare come editorialista qualche pericoloso giovane italiano che si è fatto strada da solo. Rischierebbe di dare il cattivo esempio, e magari di avvicinare ai giornali quei giovani che tutti lamentano essere letteralmente scappati dal mondo dei quotidiani a vantaggio di internet.

Meglio gli ottantenni. Anzi 1, 10, 100 ottantenni. L’importante è inserirci sotto la scritta “per il rinnovamento”.

 

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2 Comments

  1. il bello è che scrivono sempre le stesse cose da ameno 30 anni. all’inizio per me era bello leggerli, perchè diciamocelo, scrivere sanno scrivere, anche se ormai gran parte di loro stan proprio rincoglionendo.

  2. Sagge parole giuston.

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