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Monti e la sua sobria Armata Brancaleone | Il blog di wow

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Monti e la sua sobria Armata Brancaleone

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brancaleoneL’armata Brancaleone che si riunisce sotto la sigla molto sobria di “montiani” si arricchisce ogni giorno di qualche nuovo aderente (politico e non). Qualche giorno fa era stato il turno dei leader dei popolari europei, Angela Merkel in testa, che hanno chiesto in ginocchio a Monti di candidarsi per il bene dell’Italia.

Ma la candidatura del premier raccoglie molti consensi non solo nel fantomatico “centro”, affollatissimo di leader ma non altrettanto di elettori, stando ai sondaggi  che lo danno al 12-15%, ma anche nel Pdl, dove segnali di “attenzione” giungono da Mauro, Alemanno, Frattini, Pisanu, Quagliariello, Sacconi.

Oggi invece, con un’intervista al Fatto Quotidiano, è arrivato il fondamentale endorsement di Clemente Mastella, attualmente europarlamentare del Pdl, che si dice anche lui prontissimo ad appoggiare Mario Monti, dopo aver detto a giugno che bisognava “liberarsi dai tecnici”.

Poi ci sono i montiani del Pd: in testa Follini, Vassallo, Ichino, Tonini, Ceccanti, Gentiloni, Morando. A cui potrebbe aggiungersi anche Beppe Fioroni che sta valutando il da farsi. Molti di loro sono stati sostenitori di Renzi e tutti fanno ovviamente parte di un partito che ha scelto con le primarie il proprio candidato. Dite che adesso sarebbe incoerente abbandonarlo per appoggiare un altro candidato? Quisquillie. Se c’è da appoggiare il professore e da essere “responsabili” nessuno si tira indietro.

Poteva mancare l’appoggio del Vaticano a questo schieramento così trasversale? Assolutamente no. Quindi pare che si moltiplichino gli incontri e le riunioni per far convergere il famigerato “voto cattolico” su Monti.

Poi il Corriere, ormai organo ufficiale del montismo, ci informa che anche Comunione e Liberazione, organizzazione nota per avere a cuore esclusivamente il bene del Paese, è pronta ad appoggiare il premier nella sua prossima battaglia elettorale. Dario di Vico annette anche la Cisl di Raffaele Bonanni nel larghissimo cerchio dei “montiani”.

Un dubbio attraversa la mente di Di Vico: ma non sarà troppo difficile spiegare agli iscritti che bisogna schierarsi con Monti, che non vede molto di buon occhio i sindacati e il meccanismo della concertazione? Dubbio subito fugato: il compromesso sarà rappresentato dall’impegno per l’economia sociale di mercato e “l’importazione in Italia del modello tedesco”.

Il modello tedesco però prevede la concertazione perfino nelle promozioni dei dirigenti delle imprese private, rappresentanti sindacali nei consigli di amministrazione, salari spesso doppi rispetto alla media italiana, produttività maggiore dovuta in larga parte a grossi investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo. Siamo sicuri che sia questo il modello di relazioni sindacali che immagina Mario Monti?

Dall’elenco degli entusiasti della candidatura del Professore mancano finora i rappresentanti della finanza italiana e internazionale, ma il loro appoggio è quasi scontato visto che il loro ex collega li ha trattati con tutti i riguardi possibili. Zero i sacrifici richiesti al settore bancario e assicurativo, a parte una comica legge sulle incompatibilità dalle poltrone che ha indotto  tra gli altri il banchiere ottantenne Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo, a lasciare il suo posto nel cda della concorrente Ubi Banca che è andato a sua figlia Francesca.

E non inseriamo tra coloro che inneggiano al Monti Bis Silvio Berlusconi, che nei giorni pari immagina per lui il ruolo di aggregatore di tutti i moderati, mentre nei giorni dispari sostiene che il Professore è colui che sta rovinando l’Italia.

Ci vorrà ben più di un tecnico per riuscire a mettere insieme un coacervo di persone e interessi che più disparati non si può. Sarà meglio provare con un esorcista.

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