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Enrico Letta e la passione per i milionari in politica | Il blog di wow

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Enrico Letta e la passione per i milionari in politica

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Individuare le linee guida del pensiero del vicesegretario del Partito Democratico Enrico Letta non è molto semplice. In teoria, per i parametri italiani, dovrebbe essere un giovane, ma era già vecchio (politicamente) quando nel 1991, a 25 anni diventava presidente dei Giovani Democratici europei e nel 1998 diventava ministro delle Politiche Comunitarie nel primo governo D’Alema.

Lui però sa subito con chi schierarsi. Ad esempio il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo fa capire di essere disponibile a scendere in politica? Enrico è lì a sbracciarsi “sarebbe utile la sua discesa in campo”.

Il banchiere Alessandro Profumo dichiara la propria disponibilità a “dare una mano al Paese”?. Letta è prontissimo a dire “Ci sarebbe un grande bisogno di persone come lui, lo candiderei subito nel Partito Democratico”.

Fermo restando il valore personale di Montezemolo (su cui sono legittimi alcuni dubbi) e di Profumo (la sua storia di banchiere dimostra le sue capacità e la sua competenza) è quantomeno curioso che il vicesegretario del Pd si agiti ogni volta che qualche milionario esprime il desiderio di entrare in politica. Nel Pd c’è tanta buona classe dirigente che potrebbe ambire a posti di responsabilità, non si capisce perchè Letta debba inseguire chi di entrare nel Pd o candidarsi nelle sue liste non sembra avere molta voglia.

Montezemolo sta infatti organizzando il suo think-tank, Italia Futura, come un partito leggero e non ha nessuna intenzione di allearsi con il Pd.

Profumo invece, pur avendo partecipato alle primarie del Pd, ha parlato della sua disponibilità ad entrare in politica qualche giorno alla festa dell’Api, il partito creato da Rutelli e Tabacci (di cui è notoriamente molto amico).

Sul piano politico poi Letta è quello che, insieme a quel genio dell’ex sindaco di Torino Chiamparino, aveva aperto la strada al contratto-ricatto della Fiat a Pomigliano, salvo pigolare “l’accordo non deve essere un modello”. Un Nostradamus dei nostri giorni, tanto ingenuo da non capire che quello ERA un accordo modello da utilizzare a Pomigliano per poi presentarlo come ultima alternativa dei lavoratori.

Un vero innovatore, non c’è che dire. La sinistra che insegue i milionari e si schiera dalla parte delle aziende e non dei lavoratori. Ne abbiamo tanto bisogno.

 

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