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Riflessioni non richieste su giornalismo, politica, economia, televisione

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La bbc ha dedicato loro un articolo che ne contiene due esempi normalmente fuorvianti, Studio Aperto le utilizza per mostrarci qualche vallettina in veste di opinionista, i giornali (soprattutto agostani) per riempire i vuoti nelle loro pagine o per proporre qualche galleria sexy sull’edizione online. Parliamo delle ricerche, strumento ormai abusatissimo e totalmente fuori controllo, usato per fini commerciali (nella migliore delle ipotesi) o a fini di polemica politica (quando trattano di un tema particolarmente importante).

Scelti perchè rappresentano un facile modo per fare sensazionalismo e attirare l’attenzione, vengono affiancate dall’immancabile commento "dell’esperto" che ci chiarisce i come e i perchè dei risultati emersi. Dei dati reali (numero di persone intervistate, % di non risposte, campione considerato), neppure l’ombra. Per non parlare del committente, spesso non citato eppure altrettanto spesso fortemente interessato all’argomento in questione (associazione gelatai che commissiona uno studio da cui si nota un incremento dei consumi di gelato, gestori di villaggi turistici che ne pagano altri da cui viene fuori che sono sempre più gli italiani che scelgono questo tipo di vacanza, e via dicendo).

Ma questa moda ha un pregio: è fortemente democratica: basta il nome di un’università straniera mediamente famosa, un argomento che possa stuzzicare la fantasia (quelli a sfondo sessuale sono i più graditi), l’intervento di una personalità importante che piazza una battuta sul tema e il gioco è fatto. Anche voi potete autoprodurvi la vostra ricerca sulla cui veridicità nessuno potrà dubitare (ma tutto da commentare). Quando si dice il citizen journalism…

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