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Lezioni di giornalismo e gli stereotipi delle conferenze | Il blog di wow

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Lezioni di giornalismo e gli stereotipi delle conferenze

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Due giorni fa sono stato all’Auditorium di Roma ad ascoltare una lezione di giornalismo di Gianni Letta. Magari a qualcuno di voi potrà sembrare divertente (e in un certo senso lo è stato) ma se pensate che il ciclo di lezioni comprendeva anche lezioni di mostri sacri del giornalismo come Gianni Riotta capirete che anche Letta poteva starci.

Sgombriamo immediatamente il campo dagli equivoci: si è volato altissimo, a chilometri sopra il cielo. Si è parlato più volte di Aristotele e mai di proprietà dei giornali. Tutto normale.

E tutto normale anche nelle domande che sono venute successivamente, che hanno ricalcato i migliori stereotipi sulle domande alle conferenze, credo comuni in tutto il mondo.

L’ENTUSIASTA: occupa i primi due minuti ad incensare chi ha parlato prima di lui. Poi mentre stanno per togliergli il microfono lancia una domanda che nessuno capisce, e che nessuno chiederà di ripetere per paura che ricominci da capo.

L’EGOCENTRICO: con la scusa di presentarsi snocciola una quantità di dati personali che non sono stati richiesti. Spesso chiede a uno dei conferenzieri, da lui incontrato almeno dieci anni prima in sconosciute feste di paese, se è rimasto della stessa idea di allora riguardo a un tema che non è quello del dibattito.

IL GIOVANE: trattato giustamente come una mosca bianca anche se si presenta dicendo "ho 33 anni" fa di solito una domanda vagamente contro la gerontocrazia a cui il parterre risponde con ampi sorrisi che fanno capire come, sapendo aspettare, arriverà in un ventennio anche il tempo per lui.

IL CONTESTATORE: che c’entri o che non c’entri con il tema del giorno fa poca differenza: per lui è tutta colpa di Berlusconi e/o dell’opposizione inesistente. Di solito i relatori, che sono vecchie volpi, lo blandiscono se si rendono conto che la sala è con lui, o lo cassano senza appello in caso contrario bollandolo come un provocatore.

IL SAGGIO: forse perchè viene dopo un gruppo di persone non propriamente normali, dice delle banalità demagogiche ma condivisibili. Viene accolto da applausi e i relatori ringraziano per l’acutezza delle analisi. Dopodichè gli astuti organizzatori decidono che è il momento di non rischiare altri possibili incidenti e dichiarano chiuso il dibattito.

Ringraziamenti, sipario

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