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La rifondazione di Business Week e le rinfrescate nostrane | Il blog di wow

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La rifondazione di Business Week e le rinfrescate nostrane

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E’ una di quella parole che più si leggono quando l’argomento è il restyling di prodotti editoriali, sia su carta (il più delle volte) che sul web: rinfrescata. “Rinfrescare la testata”, “dare contenuti più freschi”. Ovviamente nessuno ha la formula magica e ogni testata fa il massimo che può, con le risorse messe a disposizione. Con risultati però quasi sempre al di sotto delle previsioni.

Non è stato così nel caso di Business Week.

BW era un settimanale economico edito dalla McGraw-Hill, che perdeva talmente tanti soldi (20 milioni di dollari su 140 di ricavi nel 2008) da essere messo in vendita.

A spuntarla nello scorso settembre è stata l’offerta di 2 milioni avanzata da Bloomberg, che ha rotto con questa acquisizione la sua tradizionale politica del “build, don’t buy”. A dicembre è stato formalizzato il passaggio delle consegne e si è cominciato a lavorare ad un piano editoriale per costruire il nuovo settimanale.

BW era infatti diventato un oggetto misterioso: sottilissimo, con pochissimo approfondimento, interessato solo ai fatti americani e a poco altro. In cammino spedito verso la chiusura insomma.

Quando invece è stato presentato il nuovo numero,a fine aprile, si è capito che la montagna non aveva partorito il classico topolino, ma una testata rifatta da capo, quasi un mensile travestito da settimanale, come spiega in quest’intervista il nuovo direttore Josh Tyrangiel.

Ogni settimana lmeno 4 big stories di approfondimento, 5 sezioni (global economics, technology, companies and industries, politics and policy, markets and finance), più parecchie rubriche. uno stile veloce senza articoli “mattone” (tranne gli approfondimenti, articoli con argomenti non banali come invezioni, start-ups, innovazione. Di certo un superlavoro per chi deve coordinare la macchina, anche tenendo conto delle collaborazioni dei circa 2000 giornalisti Bloomberg sparsi per il mondo. Ma che alla fine è diventato un superprodotto per i lettori.

Anche perchè, per una volta, si è scelto di non copiare alcun modello esistente. Essì che il modello di un magazine di successo a livello mondiale ci sarebbe: The Economist, osannato e idolatrato da tutti come miglior settimanale del pianeta. Bloomberg Business Week (questo il nuovo nome della testata) ha scelto un’altra strada: rischiosa e onerosa ma di grande qualità. Aspettiamo la risposta dei lettori ma si può dire fin da ora che la scommessa del rilancio sembra vinta.

Altro che rinfrescate.

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