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Certo queste ultime non devono essere state belle giornate quelle di Bryce Elder, il giornalista del Financial Times che ha rivelato la notizia della presunta offerta di acquisto da parte della coppia di operatori TLC americani AT&T e Verizon per acquisire il gigante britannico Vodafone. Elder si spingeva a addirittura a parlare di cifre, ipotizzando un valore del deal intorno ai 245 miliardi di dollari, la più grande operazione di M&A di sempre.

L’autorevolezza che viene universalmente riconosciuta al Financial Times ha fatto sì che la notizia rimbalzasse su ogni testata e in qualsiasi sala operativa, rendendo necessario una comunicazione ufficiale da parte di Verizon, che ha smentito qualsiasi interesse per Vodafone.

Il prezzo delle azioni Vodafone ha subito martedì un repentino aumento per poi tornare alla normalità dopo la precisazione ufficiale di Verizon. Chi ci ha guadagnato? I soliti bene informati nelle sale operative (alcuni dei quali erano stati anche citati nell’articolo). Chi ci ha perso? La credibilità del Financial Times, ridotto a megafono di qualche investment banker in cerca di facili guadagni.

Perchè la differenza tra i pochi giornali autorevoli e i giornali che non lo sono per nulla consiste proprio nell’affidabilità delle fonti consultate dai giornalisti e nella verifica ossessiva di quanto viene scritto.

Ed è facile immaginare lo “shampoo” che il malcapitato Elder ha dovuto subire dalla direzione per questo scoop rivelatosi assolutamente infondato. Scommettiamo che la prossima volta prima di dare ascolto a qualche analista troppo convinto e a qualche banchiere “molto bene informato” ci penserà non due ma duecento volte.

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