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Cara cultura | Il blog di wow

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Cara cultura

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Nei periodici dibattiti sulla cultura in Italia mi sorprende sempre la sensazione di ascoltare aria fritta e nulla più. Ciò avviene per l’istinto italico al parlare senza in realtà voler cambiare nulla, e perchè non si guardano i reali termini del problema preferendo la ben più fruttuosa (secondo un certo modo di vedere) polemica politica.

Prendiamo le discussioni sulla scarsa diffusione di libri e giornali in Italia: si pone l’accento sulle graduatorie che ci vedono agli ultimi posti nella lettura giovanile e si discute pochissimo sui motivi che li determinano. Nessuno poi si chiede: quanto costa un libro rilegato appena pubblicato? A differenza della musica, che può essere fruita con metodi non sempre legali, il libro è un prodotto che non può essere replicato a costo zero. Ok, ci sono tanti libri che costano meno dei 18,60 dell’ultima uscita, ma la verità è che i prezzi sono ancora alti, e che non esiste una tessera giovani con cui acquistarli con uno sconto più sostenuto.

Discorso parallelo (e ancora più deprimente) per i quotidiani. Il costo degli abbonamenti ai quotidiani in alcuni Paesi è ridicolmente basso. Per tutti e non solo per i giovani.

Negli Stati Uniti con 89 dollari ci si abbona 52 settimane (+ 2 di prova) al Wall Street Journal, compresi i contenuti online; con 99 dollari per 52 settimane si riceve a casa il Financial Times; per 33 dollari il New York Times per 12 settimane; 52 dollari invece bastano per farsi recapitare per un anno il Los Angeles Times. Inoltre tutte le università permettono agli studenti di ottenere ulteriori sconti (anche superiori al 50%) per coloro che vogliano abbonarsi a uno o più quotidiani e/o riviste.

Discorso simile riguarda i settimanali. 

Qualcuno di voi ha provato a fare un abbonamento ad un quotidiano italiano?

280 euro la cifra da sborsare per l’abbonamento 7 numeri settimanali a Repubblica, mentre il Corriere della Sera addirittura consiglia di chiamare un numero di telefono (lo 02/63798520, per i più testardi) e non c’è un solo link sul loro sito internet che rimandi alla formula dell’abbonamento (al giornale cartaceo). Nella gara al rialzo vince Il Sole 24 Ore: 360 euro il costo dell’abbonamento al quotidiano economico.

Su queste basi diventa difficile parlare di "giovani (o italiani in toto) che non leggono", se da parte dello Stato non ci sono incentivi perchè questo avvenga. Gli editori americani non sono filantropi ma ricevono sostanziose provvidenze per ogni abbonamento sottoscritto. L’unico editore che ha tentato la strada (con un certo successo) è non a caso la Condè Nast con il suo settimanale di punta Vanity Fair. Ma è stata una rondine che non ha assolutamente portato la primavera con sè.

Passiamo ai trasporti. In Olanda, oltre ad avere l’università gratis, gli studenti hanno diritto anche a viaggiare in treno gratuitamente fino ai 25 anni. In Italia, accanto ai continui aumenti, la carta verde che garantiva ai giovani fino a 26 anni (dopo aver pagato 50mila lire di sottoscrizione) sconti del 20%, ha visto la riduzione progressivamente arrivare al 15%, al 10%, al 5%, per poi scomparire definitivamente sostituita dagli introvabili biglietti della tariffa amica.

Questi sono solo due esempi di quello che, con un impegno economico non astronomico (i 140 milioni di euro al comune di Catania per intenderci), un governo (di destra o di sinistra) che avesse davvero a cuore la condizione culturale dei giovani potrebbe fare. Ma l’importante sembra non essere questo. Megllio fermarsi a commentare, a seconda della convenienza politica, le classifiche che vedono i nostri giovani sempre in coda per i consumi culturali. Costa di sicuro meno fatica.

 

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