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Terre profanate | Il blog di wow

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Terre profanate

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David Lane è il corrispondente dall’Italia dell’Economist. E’ il giornalista che ha scritto “L’ombra del potere” nel 2005, sul circuito affari, corruzione, politica e mafia che blocca l’Italia al suo destino.

A maggio tornerà con “Terre Profanate”, un viaggio nel Sud dell’Italia sforzandosi di capirne l’umanità, la società, le prospettive.

Oggi in un articolo del Corriere (al momento non trovo il link online) Corrado Stajano lo recensisce intervistando Lane. Ne viene fuori un ritratto così preciso che solo uno “straniero” come lui può permettersi di descrivere con così tanta esattezza. (e con una splendida immagine dei Sassi di Matera a centro pagina)

Quando Stajano gli chiede “Chi ha profanato queste terre? Di chi sono le maggiori responsabilità?” Lane dà una risposta che più vera di così non è possibile: “della politica, di tutta la politica. Con più gravi responsabilità della destra che ha governato a lungo. A chi comanda conviene tenere sottomesse le persone e pensare a guadagnare soldi. Nel sud di oggi domina un feudalesimo moderno in cui i baroni sono i politici, la Chiesa e quei meridionali che non hanno saputo o voluto diventare cittadini rispettando la legge”. Più avanti aggiunge: “mi dispiace per i giovani. Li Guardo. Che destino avete? Un posto pubblico conquistato con compromessi di ogni genere o la fuga al Nord d’Italie e d’Europa?”.

In queste poche righe c’è tutto. C’è il voto di scambio che testimonia una politica vorace e delle persone che scelgono (più o meno consapevolmente) di essere sudditi e non farsi cittadini.

Già perchè essere cittadini implica lo sforzo di formarsi, informarsi, documentarsi, lavorare su se stessi e sulle proprie competenze. Vuoi mettere con la fatica quasi nulla che implica farsi raccomandare da un politico per un bel posto pubblico, magari con coefficiente di difficoltà molto basso? E pazienza se questo implica legarsi a vita a qualcuno che si aspetta la nostra eterna riconoscenza.

In questo modo ci si illude di poter andare avanti. Con la politica e i professionisti che fungono da classe dirigente (in realtà più che dirigere puntano a conservare) e il popolo indistinto che si compiace della propria sopravvivenza senza doversi sforzare più di tanto.

C’è la posizione della Chiesa, che tende ad avvantaggiarsi, specie nei piccoli centri, della sua posizione centrale e della devozione bigotta di cui è fatta oggetto. E che vede nell’emancipazione soprattutto culturale un potenziale pericolo, preferendo le tranquille pecorelle.

E ci sono i giovani, che troppo spesso finiscono per pigrizia o furbizia (credono loro) in questo circolo che si autoalimenta, o che partono senza mai voltarsi indietro, convinti che un certo modo di fare e di essere di molte società meridionali sia destinato a perpetuarsi nel tempo.

Grazie David per averci ricordato chi siamo e cosa potremmo essere.

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