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Scandalo alla HP e le responsabilità degli amministratori | Il blog di wow

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Scandalo alla HP e le responsabilità degli amministratori

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La notizia del giorno nel mondo economico anglosassone è sicuramente la mega svalutazione fatta da HP (8,8 miliardi di dollari) sul valore di Autonomy, un’azienda britannica specializzata in servizi software acquisita nell’ottobre del 2011 e pagata circa 10 miliardi di dollari.
Ma il ceo di HP, Meg Whitman (giá amministratrice delegata di Ebay e protagonista di una campagna elettorale molto dispendiosa ma fallimentare per diventare governatrice della California), si é spinta molto oltre: ha infatti formalmente accusato Autonomy di aver taroccato i propri bilanci mentendo su alcuni dati fondamentali come il fatturato e il margine operativo.
Le parole della Whitman rappresentano qualcosa di inusuale a Wall Street, perchè di solito chi prende la sòla sceglie di non dare troppa pubblicitá alla cosa per non fare la figura del pollo.

Sul banco degli imputati nella vicenda ci sono ovviamente tutti i manager di Autonomy, che naturalmente smentiscono tutte le accuse. In una nota l’ex fondatore e ceo Mike Lynch ribadisce che la due-diligence per conto di HP fu condotta da KPMG, Perella Weinberg e Barclays e i suoi bilanci revisionati e garantiti da Deloitte.

Ma c’è anche il ceo Leo Apotheker, il manager tedesco alla guida di HP da novembre 2010 a settembre 2011, che in quel breve periodo riuscì a collezionare una serie colossale di errori strategici (oltre all’acquisizione di Autonomy) che portarono il titolo in Borsa ad un crollo del 40% e a una perdita di capitalizzazione di circa 30 miliardi di dollari.

Ma ci sono soprattutto tutti i consiglieri di amministrazione di HP, che negli ultimi anni hanno deciso l’assunzione di Apotheker, le sue strategie fallimentari, l’acquisto di Autonomy, la sua sostituzione con la Whitman. Tra questi anche la stessa Whitman, arrivata subito dopo Apotheker nel gennaio 2011 a occupare un posto in cda e che in un’intervista al Nyt si è detta “pentita” della decisione di approvare l’acquisizione.

E che dire dei consulenti ingaggiati da HP e che hanno dato luce verde all’acquisto a un prezzo così alto?

Un disastro forse senza precedenti aggravato dal fatto che, secondo quanto riferito dal ceo, solo grazie a una soffiata da parte di un manager di Autonomy (dopo il licenziamento del ceo Lynch nel maggio scorso) è partito un audit interno che ha svelato le malversazioni nell’azienda.

Gli unici a brindare in questa situazione sono probabilmente i manager di Oracle, tra cui spicca Mark Hurd, già ceo di HP prima di Apotheker e costretto alle dimissioni in seguito a una storia di molestie sessuali e favori lavorativi ad una consulente di HP, poi rivelatasi infondata e subito assunto come presidente con deleghe dalla Oracle di Larry Ellison.

Perchè brindano? Perchè a fine settembre dell’anno scorso Oracle pubblicò (anche qui in maniera molto inusuale) un comunicato stampa in cui confermava, power point alla mano, che il ceo di Autonomy Mike Lynch (che aveva negato qualsiasi incontro) aveva incontrato Hurd per convincerlo ad acquisire la sua azienda, che all’epoca aveva una capitalizzazione in Borsa di 6 miliardi di dollari. Oracle ritenne che la valutazione fosse troppo alta e lasciò perdere l’affare, in cui invece HP si fiondò con 10 miliardi fumanti.

Chi invece non brinda? Sicuramente gli azionisti, che ci hanno rimesso anche ieri quasi il 12% del valore del titolo e negli ultimi due anni circa il 70%. E sicuramente i dipendenti, disorientati di fronte alla scarsa capacità di giudizio dimostrata dai propri top manager e amministratori.

Lavoro per la Sec e la SFO britannica, con la speranza che le indagini accertino le responsabilità e condannino i colpevoli a risarcire gli azionisti HP frodati. I fondi attivisti (molto aggressivi negli Stati Uniti) saranno già prontissimi con i propri avvocati.

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