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Dopo la crisi | Il blog di wow

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Dopo la crisi

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Finalmente i giornali italiani stanno dedicando ampi servizi alla crisi che, partita ad agosto del 2007, ha definitivamente travolto i mercati e le istituzioni finanziarie dopo il fallimento di Lehman Brothers.Si sprecano i titoli sul prossimo tracollo dell’economia reale e sulle immancabili famiglie che non arrivano a fine mese, uno più populista e strappalacrime dell’altro.

Quasi nessuno spinge la prospettiva più in là dell’oggi, arrivando a ipotizzare quali saranno le economie meglio attrezzate per rilanciarsi appena la crisi sarà finita e una timida ripresa prenderà il posto della recessione.

Eppure la risposta sarebbe abbastanza semplice se si analizzano alcuni dati di fatto. Molte aziende americane, in special modo nel settore finanziario, sono letteralmente a pezzi: ricavi a picco, capitalizzazioni bruciate e, conseguentemente, posti di lavoro tagliati. Sì ma quali posti di lavoro? La risposta più logica, adottata negli Stati Uniti, è: si tagliano o si pensionano i dipendenti sessantenni, si eliminano le consulenze esterne degli ex dipendenti in pensione, si mandano a casa i lavoratori più improduttivi, e si sostituiscono, quando è possibile, con i giovani appena usciti dall’università che hanno il vantaggio di essere più preparati, più volenterosi, e più economici per l’azienda, che non vede l’ora di tornare a fare utili anche grazie alla loro intraprendenza.

Basta un pizzico di esperienza per sapere quello che sta avvenendo nelle aziende italiane: contrariamente a quello che avviene negli Usa, e contrariamente anche al buon senso, si trattengono i lavoratori sessantenni e/o improduttivi e si bloccano sine die le assunzioni di giovani neolaureati. Chi rimetterà in sesto l’azienda? gli stessi che magari ne hanno acuito le difficoltà con la loro impreparazione.Alè.

Sia chiaro che non tutta la colpa è da attribuire agli imprenditori o alle aziende. Non serviva la pur utile puntata domenicale di Report per sapere che la metà degli iscritti ai sindacati in Italia è costituita da pensionati, che contribuiscono con le loro tessere e trattenute a sovvenzionare la casta sindacale che contribuisce a bloccare questo Paese. Che quindi continua ad agire in nome e per conto di una parte di cittadini che, essendo appunto non più produttiva, non ha altro interesse che non mantenere lo status quo.

Ma di questo torneremo ad occuparci sempre fuori tempo massimo, quando la locomotiva americana ricomincerà a tirare e noi saremo sempre più con il fiatone, soffocati dal peso della gerontocrazia e dalle scelte impopolari che nessuno ha il coraggio di fare.

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One Comment

  1. Sagge parole giuston. Mi ricorda proprio una storia già sentita. E già vissuta.

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