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Il blog di wow

Riflessioni non richieste su giornalismo, politica, economia, televisione
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Terre profanate

marzo 26, 2010 By: wow Category: corriere, economist

David Lane è il corrispondente dall’Italia dell’Economist. E’ il giornalista che ha scritto “L’ombra del potere” nel 2005, sul circuito affari, corruzione, politica e mafia che blocca l’Italia al suo destino.

A maggio tornerà con “Terre Profanate”, un viaggio nel Sud dell’Italia sforzandosi di capirne l’umanità, la società, le prospettive.

Oggi in un articolo del Corriere (al momento non trovo il link online) Corrado Stajano lo recensisce intervistando Lane. Ne viene fuori un ritratto così preciso che solo uno “straniero” come lui può permettersi di descrivere con così tanta esattezza. (e con una splendida immagine dei Sassi di Matera a centro pagina)

Quando Stajano gli chiede “Chi ha profanato queste terre? Di chi sono le maggiori responsabilità?” Lane dà una risposta che più vera di così non è possibile: “della politica, di tutta la politica. Con più gravi responsabilità della destra che ha governato a lungo. A chi comanda conviene tenere sottomesse le persone e pensare a guadagnare soldi. Nel sud di oggi domina un feudalesimo moderno in cui i baroni sono i politici, la Chiesa e quei meridionali che non hanno saputo o voluto diventare cittadini rispettando la legge”. Più avanti aggiunge: “mi dispiace per i giovani. Li Guardo. Che destino avete? Un posto pubblico conquistato con compromessi di ogni genere o la fuga al Nord d’Italie e d’Europa?”.

In queste poche righe c’è tutto. C’è il voto di scambio che testimonia una politica vorace e delle persone che scelgono (più o meno consapevolmente) di essere sudditi e non farsi cittadini.

Già perchè essere cittadini implica lo sforzo di formarsi, informarsi, documentarsi, lavorare su se stessi e sulle proprie competenze. Vuoi mettere con la fatica quasi nulla che implica farsi raccomandare da un politico per un bel posto pubblico, magari con coefficiente di difficoltà molto basso? E pazienza se questo implica legarsi a vita a qualcuno che si aspetta la nostra eterna riconoscenza.

In questo modo ci si illude di poter andare avanti. Con la politica e i professionisti che fungono da classe dirigente (in realtà più che dirigere puntano a conservare) e il popolo indistinto che si compiace della propria sopravvivenza senza doversi sforzare più di tanto.

C’è la posizione della Chiesa, che tende ad avvantaggiarsi, specie nei piccoli centri, della sua posizione centrale e della devozione bigotta di cui è fatta oggetto. E che vede nell’emancipazione soprattutto culturale un potenziale pericolo, preferendo le tranquille pecorelle.

E ci sono i giovani, che troppo spesso finiscono per pigrizia o furbizia (credono loro) in questo circolo che si autoalimenta, o che partono senza mai voltarsi indietro, convinti che un certo modo di fare e di essere di molte società meridionali sia destinato a perpetuarsi nel tempo.

Grazie David per averci ricordato chi siamo e cosa potremmo essere.

Il discorso di Napolitano e la sua responsabilità verso i giovani

gennaio 05, 2010 By: wow Category: pd, pdl, politica

Il messaggio del Presidente della Repubblica viene sfruttato politicamente da quei politici ansiosi di “fare le riforme insieme”, soprattutto a destra, dove la voglia di leggi ad personam e di smantellare la giustizia è fortissima, ma anche in alcune zone del Pd.

Però.

Per chi volesse sul sito del Quirinale è disponibile la trascrizione del discorso, in cui si legge “ho detto più volte quale sia il mio pensiero; sulla base di valutazioni ispirate solo all’interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme non possono essere ancora tenute in sospeso, perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del paese. Esse dunque non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche, e da opposte pregiudiziali”.

Le riforme istituzionali non sono quindi seconde, ma nemmeno prime rispetto alle riforme economiche e sociali. E quali sono i temi che hanno occupato l’intera prima parte del discorso del Presidente Napolitano? Il Mezzogiorno e i giovani. Più futuro per i giovani, dare una risposta ai giovani che si interrogano sul loro futuro, non correre il rischio che i giovani si scoraggino, sfruttare le riserve di talento nelle nuove generazioni, garantire l’opportunità ai giovani di formarsi, far emergere i talenti e premiare il merito.

Queste sono solo alcune delle frasi utilizzate da Napolitano per spostare l’interesse della politica sui giovani e il Mezzogiorno, per un tempo ben più lungo di quello riservato alle famigerate riforme.

Però.

Napolitano è un politico troppo esperto per aver commesso l’errore di invertire i temi in scaletta. Il messaggio forte si lancia alla fine dei discorsi, non all’inizio.

Quindi ha scelto consapevolmente la strada che ha scelto, sacrificando le tante belle parole su giovani e mezzogiorno che pure avrebbero potuto avere un dibattito che manca da troppo tempo, sui temi che più colpiscono gli italiani, assolutamente indifferenti al senato regionale o altre amenità.

Sapeva che i politici si sarebbero tuffati nel ricco arrosto delle riforme lasciando a bocca asciutta giovani e mezzogiorno. Per questo doveva dare un segnale di discontinuità. Lui, almeno lui, poteva evitare di volare altissimo e restare terra terra, al livello delle necessità degli italiani.

Non l’ha fatto. E la responsabilità è solo sua