Pensavo di essere ormai smaliziato e invece niente. Un titolo, quello di Corriere.it “Rai-Agcom, patologie gravissime”. E mi sono illuminato. Vuoi vedere che Alfano….
Apro la pagina e scopro quali sono le tre patologie gravissime che individua lo sministro della Sgiustizia: “un problema gravissimo di competenza territoriale, un secondo problema di abuso delle intercettazioni, e un terzo che riguarda la rivelazione del segreto d’ufficio». «Oggi stesso invierò gli ispettori a Trani per andare a verificare cosa è successo – ha annunciato il Guardasigilli. – Ovviamente senza interferire nell’indagine, potere che non mi compete, ma soltanto per capire come possano verificarsi queste gravi patologie»”.
Dei contenuti dell’inchiesta rivelata su “Il Fatto Quotidiano” da Antonio Massari nulla.
Il Sole 24 Ore (sempre più in discesa verticale per autorevolezza e copie vendute) ospita oggi un’intervista a Paolo Scaroni, ad dell’Eni, che risponde così ad una domanda su come sono riusciti a costruire un rapporto con il presidente del Venezuela Hugo Chavez: “Chavez è un politico eccezionale, sono dieci anni che vince perchè interpreta il suo paese”.
Che Vincenzo Mollica fosse un marchettaro e un non-giornalista lo sapevano tutti e qui se ne era già parlato. Qualche giorno fa si è scoperto che il suo direttore, che lo conosce come noi, gli ha commissionato la marchetta per il figlio di un suo amico, dicendogli “beh lui su queste cose è un maestro”.
Per Mollica un giusto riconoscimento alla carriera. O no? Il marchettaro d’oro.
La vera sorpresa sarebbe stata se non l’avessero fatta, l’ennesima legge per se stessi fregandosene dei diritti e delle leggi, e se il presidente Napolitano non l’avesse firmato, riducendosi sempre più a un passacarte come sta succedendo.
C’è una parte di Paese che vede le regole e le leggi come un ingiusto ostacolo alla giusta realizzazione dei propri fini, dove non si ha successo perchè te lo si merita, ma in quanto potente, o figlio di, o amico di.
E cosa resta in mano a chi non è o non vuole calarsi nella parte del raccomandato? le leggi. Che almeno stabilirebbero che se non si presenta la domanda in tempo non si può accedere a un concorso. Che se non si ha il certificato antimafia non si può concorrere per certi appalti.
Le leggi sono i diritti dei senza diritti, ha scritto qualcuno. Poco a poco stanno venendo meno tutti
A quanto pare non solo in Italia i collaboratori vengono scelti in maniera discutibile. il governatore dello stato di NY David Paterson è sotto un fuoco di fila del Nyt per un suo collaboratore che da stagista è diventato un suo staffer da 132 mila dollari all’anno con precedenti per molestie e arrestato da giovanissimo tre volte (due per droga)
Il bello del giornalismo sportivo alla Rai è che dentro si trova di tutto: dall’imbarazzante ignoranza di Galeazzi alla professionalità di Bizzotto. Una dimostrazione lampante di queste contraddizioni si è avuta stasera: a commentare da studio la discesa libera maschile Ivana Vaccari (non proprio un fulmine di guerra, nemmeno nello sci) e due atlete, Barbara Merlin e Daniela Ceccarelli. Della prima non si ricordano vittorie o podi in Coppa del Mondo. Della seconda si può dire che ha vissuto di rendita per la gara della vita che disputò nel super-g olimpico a Salt Lake City. Per il resto tre podi in tante stagioni di coppa del mondo e nulla più. In pratica il nulla assoluto.
Poi si dà la linea allo sci nordico per la 15km tl maschile e alla telecronaca come al solito enciclopedica di Franco Bragagna (anche se noi aspettiamo sempre il prossimo forte ma non fortissimo, lento ma non lentissimo, alto ma non altissimo) si affianca nietemeno che Stefania Belmondo, una che al contrario di Ceccarelli e Merlin sapeva come vincere qualche gara di Coppa del Mondo.
Sempre che Bragagna, così come fa con il suo partner nei commenti dell’atletica, Attilio Monetti, la lasci parlare e non la zittisca brutalmente.
Di Massimo Veronese del Giornale ci eravamo occupati già un’altra volta, il 20 Luglio, quando aveva spacciato per risultati di una sua ricerca delle gaffe da viaggiatori prese pari da un libro (da lui non citate).
Oggi si prende tutta pag. 19 del Giornale per illustrarci una storiella che gira su internet da molti anni, prendendola per buona e sparlando di un sito italiano che lo avrebbe inventato.
Si tratta della vecchia storia della donna intelligente e splendida che chiede consigli per trovare un marito che guadagni almeno 500 mila dollari e della risposta di un ipotetico “investitore” che le dice che la bellezza della donna sfiorirà mentre la sua aumenterà, quindi sarebbe meglio un affitto (con periodo di prova) che un matrimonio.
Una storia vecchia come il cucco che Veronese spaccia per autentica e recente.
Caro Massimo Veronese, non sei granchè nemmeno come riciclatore..
Per chi avesse ancora voglia di indignarsi, i dati resi pubblici dall’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni dei redditi sono un’occasione sempre ghiotta.
Leggere che sono solo 149 mila i connazionali che dichiarano un reddito superiore ai 150 mila euro annui potrebbe far sorridere i meno ingenui, ma sapere che di questi circa 129 mila sono contribuenti con ritenuta alla fonte, ovvero lavoratori dipendenti e pensionati d’oro, significa aggiungere carburante alla propria arrabbiatura.
Significa che non ci sono più di 20 mila contribuenti da più di 13 mila euro al mese tra lavoratori autonomi, artigiani e commercianti. La variante fiscale del credere all’esistenza della Befana o di Babbo Natale.
Significa che in Italia non ci sono 20 mila tra albergatori, ristoratori, gioiellieri, dentisti, avvocati, notai, medici, ingegneri, professionisti, industriali.
Significa che tra tante incertezze qualcosa che non cambia mai c’è: la soverchiante forza degli evasori, che a parole tutti vorrebbero combattere ma che nessuno, fino ad ora, ha dimostrato di voler davvero prendere di petto.
Marcello Lippi è un vero italiano. Un arci-italiano.
Proprio come la stragrande maggioranza degli italiani, ama lavorare con le persone che conosce, che lui reputa in gamba e che gli hanno sempre dimostrato rispetto. Potremmo chiamarli i famigli.
Se Lippi fosse il ceo o il proprietario di un’azienda privata, non ci sarebbe nulla di male, tranne forse un malcostume diffuso che premia la fedeltà a scapito della qualità delle persone.
Però Marcello Lippi è l’allenatore della Nazionale Italiana di calcio. Quindi porte chiuse a Cassano, semichiuse a Pazzini e Borriello, mentre portoni spalancati per Alessandro Nesta (34 anni a marzo), Francesco Totti (34 anni a settembre), Fabio Cannavaro (37 anni a settembre), Gennaro Gattuso (32 anni già compiuti), Luca Toni (33 anni a maggio), Alessandro Del Piero (36 anni a novembre).
Una specie di squadra all-stars, in cui tra poco sarà “convinto” a tornare anche Bruno Conti, insieme a Paolo Rossi. E in porta avremmo tutti un nome: Dino Zoff. Magari ha i riflessi più lenti di Buffon, ma può vantare un’amicizia con il ct. Tanto basta.